Il notaio conferma: ottimo!

Recensione di del 11/05/2014

Macelleria Motta

50 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 50 €

Recensione

Ci sono stato due volte in tempi ravvicinati e l’impressione è che operativamente siamo ancora in mezzo al guado: tra la "braceria" e il ristorante di alto livello, da una parte la carne alla brace, dall’altra l’alta cucina di Alfieri. La strada sembra però ben avviata e rinunciando in parte al “posto dove si mangia bene solo la carne”, non è detto che una stella non possa arrivare in quel di Bellinzago.
Ci si arriva facilmente da Milano e il parcheggio è agevole, se c’è, nel cortiletto interno, un po’ più complesso se questo è completo dato che la Padana superiore in quel tratto è molto trafficata e non concede parcheggi sui lati della strada.
Entrando, c’è il famoso frigorifero con dentro le carni a lunga frollatura, a lato la grande griglia. Proseguendo, si entra in uno spazio suddiviso in due sale con tavoli sia rotondi che quadrati, con mise en place elegante, doppia tovaglia, bicchieri specifici per il vino, anche se mi lascia sempre un po’ perplesso il fatto di avere una fila di tavoli, specie quelli da due, addossati al muro. Per questi ultimi personalmente consiglierei di posizionarli in modo leggermente obliquo per ottenere un miglior utilizzo dello spazio da parte del commensale.
Il servizio è svolto da giovani camerieri sorridenti, gentili, che illustrano in maniera puntuale i piatti scelti e si pongono verso il cliente con attenzione senza alcuna invadenza.

In entrambe le occasioni vengono portati al tavolo ben tre appetizer “variegati”: bocconcini con foie gras, frattaglie, una boule di lardo macinato che si trasforma in colesterolo purissimo e altre delizie. Di fatto si configura un antipasto di alta qualità. Il pane viene presentato in un lungo contenitore, autoprodotto, con grissini, gallette e altri tipi integrali e non.

Nella prima occasione, io e mia moglie abbiamo scelto come primo piatto i tortelli ai tre arrosti con spinacini, fondo ristretto all’acqua di parmigiano reggiano e fiori di camomilla: piatto estremamente equilibrato e delicato nei componenti, pur evidenziando un ripieno saporito.
Come secondo piatto trippa di bue in crosta di pane, con asparagi rosa di Mezzago, nocciole e salsa bernese. La caratteristica di questo piatto è la trippa lasciata in un unico pezzo, cotta a bassa temperatura per lunghissimo tempo e quindi resa elastica e tenera al tempo stesso, con l’unico difetto di avere un panatura piuttosto greve e una salsa bernese che poco ci azzeccava con gli asparagi.
Ci siamo differenziati nei dessert, in cui si rileva immediatamente il tocco di Roberta, maestra pasticcera. La mia consorte ha ordinato un cioccolato bianco, meringhe e amarene ed io una torta di mele caramellate con gelato alla vaniglia e zabaione: due dessert eccellenti per l’accostamento dei componenti e per la preparazione globale.
Un caffè, un’acqua minerale e due calici di vino rosso, di cui non ricordo la marca ma la modesta qualità: aggressivo al naso, con acidità elevata, tanto da suscitare “quel bruciorino” quando lo mandi giù. Pollice verso.

Nella seconda occasione, assieme a due amici, dopo i tradizionali appetizer, leggermente modificati ma altrettanto buoni, abbiamo ordinato, oltre ai tortelli, gli gnocchi di patate ripieni di ragù su crema di piselli e polvere di liquirizia e gli spaghetti Cav. Giuseppe Cocco con prosciutto di manzo, salsa all’uovo, pecorino toscano e pepe di Sarawak: piatti deliziosi al palato perché, apparentemente in contrasto, delicatamente accostati sapori decisi, in porzioni robuste.
Come robustissimo è stato il “bisteccone”, coscia di bue piemontese frollata dal mese di gennaio, in quantità penso ampiamente superiore ai 400 grammi: cotta a puntino, saporita con sale a scaglie. In questo caso vale il discorso dell’eccellenza della materia prima, che consente di assaporare una carne molto tenera, che ha mantenuto tutti i suoi umori, e quindi estremamente soddisfacente. Si mangia tanto, ma è un peccato veniale ampiamente auspicabile.
Gli altri commensali hanno preferito un marbré alla milanese con pistacchi, tartufo nero e gelatina al Marsala, presente tra gli antipasti, un brasato di bue grasso piemontese con polenta di Storo alla vaniglia e porri fritti, un poulet de Bresse cotto in coccio con agretti ripassati e patate al limone. Piatti molto graditi e pienamente soddisfacenti. Abbiamo preso due contorni di patate al forno, niente di che.
In questo caso come vino un eccellente King Arthur dell’Azienda Cabanon: al naso bacche rosse e vaniglia, alla beva tannini morbidi con delicata mineralità e persistenza di frutti maturi. Il solito ottimo vino.
In questa occasione non abbiamo preso i dessert perché veramente pieni. Va dato atto che in questo ristorante si mangia bene e tanto e per noi “vecchietti” il pieno si raggiunge facilmente, specie dopo quella meravigliosa montagna di carne chiamata “bisteccone”.
In entrambe le occasioni, acqua minerale e caffè accompagnato da deliziose praline e altre chicche confezionate sempre dalle sapienti mani di Roberta.

Che dire? Due serate soddisfacenti sotto tutti i punti di vista (abbiamo ciacolato e “parlato male” di tutti assieme al grande chef Andrea Alfieri), abbiamo conosciuto il titolare, affabile e gradevole, e dato due bacini sulle gote di quella splendida maestra pasticcera che è Roberta Zulian.
Si mangia bene e tanto, anche se i prezzi sono della Milano bene, ma vale sicuramente la pena provarlo e consigliarlo agli amici.
Nella prima occasione abbiamo speso in due 115 euro, scontati a 100 e nella seconda 199 euro scontati a 190, per una spesa media quindi di 50 euro a persona.

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