Quarta notte a Barcellona. I miei due compagni di ...

Recensione di del 21/05/2009

Cinc Sentits

122 € Prezzo
9 Cucina
7 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 122 €

Recensione

Quarta notte a Barcellona. I miei due compagni di viaggio hanno combinato con due belle Inglesine di facili costumi, conosciute la notte precedente. Io, l’unico fidanzato, piuttosto che affondare nell’autoerotismo, decido di sublimare i miei appetiti in una memorabile cena. Prima di partire ho scoperto che il quartiere Eixample, oltre che per le case di Gaudì ed i locali gay, è famoso per la maggior concentrazione mondiale di ristoranti stellati. Incrocio le guide Michelin e Lonely Planet, confronto i siti web ed alla fine opto per Cinc Sentis, il ristorante dello Chef Jordi Artal. Dopo poche fermate di metro ed una breve camminata, giungo a destinazione. Un’unica vetrina dall’insegna molto discreta, si affaccia su via secondaria, elegante, deserta e forse un po’ anonima. Vengo accolto dal Maitre, nonché sorella dello chef, Amelia Artal che è carina almeno quanto è professionale. Mi sistemano (avevo prenotato) nell’unico tavolo rimasto libero, tra il banco del maitre e l’ingresso. Il locale si sviluppa in lunghezza: lungo le due pareti sono posizionati, alla giusta distanza, pochi tavoli che sono apparecchiati con spartana eleganza, rispettando lo stile minimal degli arredi. A dispetto del minimal, l’atmosfera è comunque calda, anche grazie all’illuminazione. La clientela, completamente internazionale, è relativamente giovane ed informale (relativamente rispetto all’avventore medio dei ristoranti stellati). Considerata la location ed i piccoli particolari, l’ambiente è da 8 che verrà abbassato a 7 per la toilette davvero indecente per la tipologia di locale (ma meriterebbe un 6 punitivo).
Il servizio sarà davvero premuroso, puntuale e competente. Il sommelier mi accompagnerà per tre quarti del pasto, spiegandomi, con un Inglese molto migliore del mio, ogni singola portata ed i vini in abbinamento. Il maitre farà spesso capolino per assicurarsi che tutto fili liscio come l’olio. Voto al servizio tra il 9 e il 10.

Ma veniamo al cibo. La lista delle pietanze è piuttosto ristretta e prevede una scelta tra 4 antipasti, 6 piatti principali e 4 dessert. Sono inoltre previste due proposte degustazione da 8 o da 6 portate (inclusi appetizer, sorbetto e predessert). Ai menù degustazione era possibile affiancare dei percorsi di degustazione al calice, scegliendo tra l’abbinamento a 30 o quello a 50 euro; quest’ultimo prevedeva l’assaggio di “grandi vini spagnoli”. La carta dei vini è solo discreta, con alcune etichette importanti: molta Spagna; meno Francia; un po’ d’Australia, ma nemmeno una sola etichetta italiana; a questo proposito ho trovato, in molti ristoratori Spagnoli, un certo spirito di rivalità verso i vini italiani; un po' come noi con i Francesi!

Poiché si vive una volta sola, opto per il menù da 8 portate (60 euro) in abbinamento con i vini spagnoli a 50 euro. Scelta azzeccata.

"Tapas": in un tipico vassoio tripartito, 5 mandorle "marcona" speziate, acciuga cantabrica incastonata in grissini di sfoglia di Malaga, olive Gordal marinate e ripiene di peperone rosso. Quindi un chupito di Spuma di cava fredda, zabaione di cava, sidro, e sale di roccia.
In abbinamento: (non nel menù e non offerto dalla casa) Flut di Cava Imperial di ottimo perlage, ma decisamente molto sotto il livello dei nostri Franciacorta.
Le mandorle e le olive erano ottime, i grissini vagamente stantii. Il chupito, con le sue differenti consistenze e temperature era davvero fantastico; se proprio devo fare il “fighetto”, in questo tipo di ristoranti, non è molto elegante spararsi un chupito nel gargarozzo, per quanto sia una trovata ad effetto.

"Mussels": Cozza marinata all'aceto, sulla quale era poggiato un asparago. Il tutto veniva annaffiato al tavolo con una vellutata di asparagi, versata da una mini brocca.
La marinatura acidula contrastava delicatamente il sapore della vellutata; altra idea interessante e raffinata, anche se personalmente avrei preferito la cozza da sola!

Foie Gras "Coca": appoggiato su una crosta di pasta sfoglia, un trancio di foie gras ricoperto da un sottile e croccante strato di zucchero caramellato; spolverato con erba cipollina, porro e grani di sale. Al tavolo sono stati contemporaneamente serviti ottimo sale ed olio locale, oltre che una selezione di discreti pani casalinghi.
In abbinamento: Caligo VI de Boira, Penedes (uno Chardonnay di aspetto giallo dorato, note olfattive di miele e pesca e cedro; al palato è fresco, untuoso e glicerinico, acido e persistente). Un piatto fenomenale; magari non proprio una creazione originale dello chef, ma di esecuzione superlativa: il croccante del caramello, il morbido del foie gras e poi di nuovo la crosta di sfoglia. Al palato le consistenze si scioglievano e si amalgamavano con i granelli di sale e l’erba cipollina che completavano la sinfonia di sapori. Il vino, poi, esaltava i sapori ad ogni boccone: prima richiamando il piatto negli odori; poi –untuoso e glicerinico- prolungava la sensazione “grassa”; infine l’acidità e la persistenza, contrastavano e ripulivano le tracce del caramello e del sale.

"Arroz a Banda": supplì di frutti di mare, calamaretti grigliati, con salsa "allioli" -delicatissimo composto di maionese, zafferano ed aglio-.
In abbinamento: Fefinanes III Ano, D.O. Rias Baixas 2005 (Albarino Galiziano, commercializzato a tre anni, finemente barricato. Delicato, con note olfattive di paglia ed erbaggi. Acido e sapido al palato). Piatto fantasioso e scenografico, anche se riso e fritto soffocavano il pesce del supplì. La consistenza, l’equilibrio, il profumo ed il sapore della salsa allioli elevavano il livello del piatto da buono ad eccelso; anche in questo caso il vino era determinante nel godimento del piatto: per quanto la mia competenza enologica sia scarsa, mai ho trovato un vino tanto ben abbinato al riso con lo zafferano.

"Wild mediterranean John Dory": cubo di sampietro pescato, cotto al vapore e sormontato da "Pil Pil" -salsa a base di olio ed aglio-; appoggiato su un letto di piselli dolci "IIavaneras", scottati nell'acqua del pesce, e da "garlic shoot purèe" -preparazione a base di germogli di aglio-. In abbinamento: Absum Varietales bianco, D.O. Somontano 2006 (giallo paglierino; note floreali e di frutta tropicale; vivace e dalla struttura equilibrata. Largo ed elegante al palato). A dispetto della descrizione, era un piatto davvero semplice e fondamentalmente composto dal pesce e dai piselli. Pil Pil e purèe erano tracce gustative quasi impercettibili che impreziosivano gli ingredienti principali, senza inteferire. Ottimo.

"Iberian Suckling Pig": un cubo di maialino iberico, cotto sotto vuoto e ricoperto dalla sua pelle croccante; servito con mela in due texture: una purea di mela, in un incavo della quale stava una ridotta di vino rosso e miele; ed uno spicchio di mela cotta e poi flambata al liquore. In abbinamento: Finca Garbet, D.O. Empordà 2003 (una cuvèe di cabernet Sauvignon e Syrah dall'intenso color rosso purpureo e così torbido - anche nei bicchieri serviti ad altri avventori- da far pensare che sia una caratteristica organolettica?!). Olfattivamente completo ed intenso, con profumi di frutta matura e spezie. In bocca molto sapido e tannico, acido, fresco e largo. Un piatto molto di moda ovunque, qui nella variante iberica. Esecuzione impeccabile, resa magistrale dal “coro” dolce ed aromatico della ridotta di vino rosso e miele, del Finca Garbet e delle mele.

"Anis & fresh Mint Sorbet": sorbetto all'anice e menta piperita, servita su gelatina di moscatello ed affiancato da minuscoli cubetti di mela verde. Come spesso accade, la sorpresa più grande arriva dove non te l’aspetti: in bocca, prima un breve lampo indefinito –che dalla lettura della carta si rivelerà essere anice- quindi un’esplosione di freschezza dovuta alla combinazione di sorbetto e menta (minuscoli pezzettini di foglia erano percepibili al palato); quindi il “boato” della menta deflagrava gradatamente per lasciar posto alla consistenza dolce e gommosa della gelatina di Moscadel; da ultimo i pezzettini di mela verde resettavano piacevolmente il palato per il cucchiaio successivo. 10 con lode e bacio accademico.

"Strawberries from Maresme": in un piatto stile Gaudì, il sorbetto alle fragole era affiancato da un sorbetto al latte di mandorle e rabarbaro; entrambi erano appoggiati su di una macedonia di fragoline di bosco. In abbinamento: un cocktail segreto, preparato al tavolo dal sommelier mischiando del vino rosato con un latte di mandorle e nocciole. Davvero ottimo; pregevole poi la continua ricerca di richiami alla tradizione iberica, con i sapori mandorlati e nocciolati che tuttavia dominavano prepotentemente le fragole. De gustibus.

"Gran Cru, Chocolate 67%": un'ogiva di mousse gelata alla vaniglia, appoggiata su di una salsa di cioccolato, la cui superficie era spolverata da briciole di pane. Sotto la cioccolata, stava un lieve strato di olio, con granella di nocciole. In abbbinamento: Masia Serra Ino, D.O. Empordà (un garnatxa vermella autoctono, ottenuto con la stessa lavorazione dello cherry, 16°, dall'aspetto ambrato; dolce con forte acidità, molto profumato, con note di nocciola tostata, caramello e zucchero di canna). Davvero una combinazione fantastica, studiata in modo certosino. Incredibile, per chi apprezza cotanto sforzo. Personalmente sono un tradizionalista e ritengo che un dolce, per essere perfetto, debba essere sostanzialmente “dolce”: se non c’è traccia di zucchero, io rimango sempre un po’ “malinconico”.

Un piccolo post dessert a base di panna e mango (aspro e acido) ed un biscottino all'arancia insieme al caffè; quest’ultimo era accompagnato da sei scenografici cilindri, contenenti zuccheri di differente qualità. Questa sorta di piccola pasticceria è stata l’unica nota non all’altezza della serata.

Il conto: 6 euro per l’aperitivo; 3 euro per coperto ed acqua; 60 euro per il menù degustazione e 50 euro per i vini, 3 euro per il caffè. In totale, 122 euro.
Soldi ben spesi per una cena memorabile, all’insegna della ricerca maniacale nel coniugare l’estro innovativo ed il respiro internazionale della cucina con la tradizione culinaria locale.

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