La gita fuori porta ci manda verso il Piemonte in ...

Recensione di del 18/11/2007

Antinè

72 € Prezzo
10 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 72 €

Recensione

La gita fuori porta ci manda verso il Piemonte in una domenica d’autunno: il tempo è fortunatamente meraviglioso: freddo, ma cielo terso e azzurrissimo. Oltre all’esperienza culinaria quindi, ci aspettiamo anche di godere un bel panorama. Come al solito, consulto tutte le guide e ovviamente le esperienze degli amici mangioni. Che dire? La scelta è difficile, perché le Langhe sono, forse, il posto in Italia con la maggiore concentrazione di ristoranti stellati e premiati. Scegliamo il ristorante Antinè a Barbaresco. Il borgo è splendido, piccolo e arroccato su un colle dal quale si ammirano i pendii coperti di vigneti, ormai dai colori autunnali.

Il ristorante si trova di fronte al Municipio e sopra l’ufficio postale. Di fianco spiccano le cantine Gaja con i loro tesori ben custoditi. Suoniamo il campanello e ci apre una ragazza. Lasciamo i cappotti nel piccolo disimpegno a pian terreno e veniamo accompagnati al piano superiore. La sala è spaziosa e ben curata Mi colpiscono i pochissimi tavoli e quindi la distanza tra l’uno e l’altro. Ne conto cinque: due da due e tre da quattro-sei persone. La tavola è apparecchiata con gusto e i bei sottopiatti verdi si intonano al colore della sala, le posate sono Sambonet 18/10 e i bicchieri di cristallo. Ci lasciano ambientare un po’ e poi ci portano la lista, senza prezzi per me. Questa oscilla tra tradizione e fantasia: noi siamo andati nelle Langhe per il tartufo, quindi andiamo più verso la tradizione. C’è anche un menu tutto tartufo a 120 euro a persona, comprese le grattate su tutte e tre le portate. Noi optiamo per la carta. Ci sono anche due menu molto interessanti e offerti ad un prezzo ottimo (40 euro il piccolo e 48 il menu degustazione: a Milano quasi non ci mangi una pizza e dolce). Mio marito sceglie una mezza bottiglia di Barbera. Essendo astemia, non mi ricordo l’etichetta.

L’entrée, gentilmente offerta, consiste in un petto di fagiano rosato tagliato a ventaglio su una crema tiepida di topinambur. Molto delicata e ben presentata (voto 8).

Io scelgo come antipasto il fegato grasso con riduzione di aceto balsamico, accompagnato da dadini caramellati di zucca, contenuti in una scodellina appoggiata sul piatto, in modo da lasciare al cliente la scelta dell’abbinamento. Non ho parole per descrivere la bontà di questo piatto: superbo per qualità delle materie prime, per la cottura e la riuscita complessiva. Non ho mai mangiato un fegato grasso così buono: morbidissimo e gustoso dentro, ma con una crosticina croccante fuori, leggermente salata, al quale ben si abbinava la zucca caramellata. Mi riviene l’acquolina in bocca solo a raccontarvelo (voto: 10+++). Mio marito si orienta verso un grande classico della cucina piemontese, la battuta di fassone al coltello con uovo di quaglia appoggiato sopra e scaglie di tartufo bianco fresco. Il tutto accompagnato da una mousse di tartufo bianco. Buonissimo, ma di fronte all’eccellenza del mio antipasto, il voto si ferma a 9.

Per i primi piatti, avendo chiesto la grattata di tartufo fresco, la signora, moglie dello chef, ci suggerisce di stare sul massimo della tradizione ovvero i tajarin all’uovo. Io insisto e scelgo i raviolini del plin, da accompagnare con il diamante della terra piemontese. Devo dire che la signora aveva ragione: pur essendo ottimi i ravioli, la grattata esprime il massimo del gusto sui tajarin. Entrambi i piatti sono superbi, sia per l’aroma delle scaglie del tartufo che coprono interamente il piatto, sia per la pasta fatta in casa (voto 9,5).

Soddisfatti non scegliamo il secondo, anche perché c’è un’accattivante tagliata, ma io non ne ho voglia, ed essendo per due, mio marito declina. Ci indirizziamo verso i dolci.

Ci viene offerto un pre-dessert, cioè un sorbetto al caco (voto 8).

Scegliamo, io una fantasia alla nocciola, mio marito un tortino ai fichi. Solo i dolci meritano il viaggio. Il mio offre più assaggi, che onorano un altro grande classico piemontese: si parte da una semplicissima torta alle nocciole, un gelato alla nocciola appoggiato su una cialda di nocciola (spettacolare), una creme brulè alla nocciola da urlo e il mitico bonet. Il dolce di mio marito si rivela più buono di ogni aspettativa, tanto che i miei assaggi si moltiplicano: il tortino caldo ai fichi è morbidissimo e gustoso e la salsa allo zabaione accompagna degnamente il tutto. Inoltre viene servita una pallina di gelato al rhum. Voto per entrambi 9.5, tanto perché il dieci del fegato grasso deve farvi capire la bontà di tale piatto. Per accompagnare i dolci, chiedo un Moscato Saracco, ma non è nella cantina del ristorante, così la signora mi consiglia un bicchiere di un moscato "Ca' D'Gal" che dice essere simile in quanto proviene dalla stessa zona (Santo Stefano Belbo). Molto buono. Un caffè per mio marito, che viene accompagnato da piccola pasticceria. Qualità altissima e una varietà di assaggi, circa venti. Sorprendente!

Chiediamo il conto e anche, se possibile, di acquistare una bottiglia del moscato assaggiato. Il conto ammonta a 144 euro, così composto: due antipasti a 30 euro, primi piatti comprensivi di tartufo fresco 40 euro ciascuno, due dolci a 16 euro, acqua 3 euro, vino 9 euro, una coppetta di moscato 3 euro e un caffè 3 euro.
Sorpresa, la bottiglia di moscato chiesta ci viene offerta: mai mi era capitata una tale gentilezza. Devo dire veramente arrivederci Antinè, alla prossima.

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