In una sera di inizio marzo ci è venuta voglia di ...

Recensione di del 17/03/2011

Da Esterina

25 € Prezzo
4 Cucina
5 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Negativo
Prezzo per persona bevande incluse: 25 €

Recensione

In una sera di inizio marzo ci è venuta voglia di mangiare un bel fritto misto alla piemontese (purtroppo in città è difficile trovare ancora chi lo fa secondo la tradizione). Leggendo le varie recensioni decidiamo, con altri due amici, di prenotare da Esterina a Baldissero; vicinissimo alla magnifica Basilica di Superga che domina Torino. Arriviamo alle 8 di sera e parchiaggiamo nel parcheggio del ristorante che è semi-vuoto, ma che è sicuramente insufficiente per contenere le macchine quando il ristorante è pieno. Salendo alcuni gradini notiamo che la sala a vetrate si presente in penombra e completamente vuota. Entrati nel ristorante ci accorgiamo che gli avventori "settimanali" vengono sistemati in una saletta di fronte al bancone bar e che il salone, normalmente destinato a matrimoni o a serate con più clienti è lasciato al buio e al freddo (peccato che la saletta, anche se riscaldata, ne risenta). L'ambiente è quello delle trattorie, quindi con un arredamento complessivamente semplice e un po' anni 70 che sicuramente non si fa ricordare.
Il locale non prevede il menu scritto ma una spiegazione da parte del cameriere, gentilissimo, che si avvicina al tavolo. Richiediamo se possiamo iniziare con un antipasto piemontese (ne vediamo sugli altri tavoli e l'aspetto è invitante) ma il cameriere ci dice che è meglio passare direttamente al fritto che è la loro specialità. Già pregustando l'abbondanza descritta del piatto ordiniamo anche un litro di Dolcetto in caraffa. Il fritto arriva velocemente e già impiattato per ogni persona (tradizionalmente dovrebbero arrivare i vassoi dai quali ognuno si serve). Quello che sicuramente non si nota è l'abbondanza; in un piatto normale da portata c'è infatti un pezzo per ogni tipologia; la salsiccia non supera i tre centimetri, la bistecca è grossa poco meno di un biglietto da 10 euro e le verdure sono razionate. Divoriamo il piatto in pochissimo tempo e il cameriere porta la parte dolce del fritto (anche questa di solito dovrebbe essere servita insieme proprio per assaporare il contrasto dolce salato); anche qui stessa mancanza di abbondanza. Finito il piatto il cameriere, che probabilmente aveva percepito il nostro disappunto per la mancanza della promessa "abbondanza", ci chiede se vogliamo che dica alla cucina di farne dell'altro. Ovviamente rispondiamo positivamente. Quanto richiesto arriva dopo più di mezz'ora in un piattino senza neanche un pezzo di fritto a testa; frazioniamo il contenuto e ordiniamo quattro caffè. Il conto finale fa 100 euro in quattro di cui otto per la caraffa di vino sfuso; decisamente troppo per un piatto cosiddetto "povero" della tradizione contadina perlatro servito con il contagoccie. Non abbiamo assaggiato gli altri piatti che probabilmente possono essere un ottimo accompagnamento al fritto senza rischiare di appesantirsi troppo, se non nel portafoglio.

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