Dopo aver seguito una partita del gruppo sportivo ...

Recensione di del 15/12/2007

La Grotta

30 € Prezzo
7 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 30 €

Recensione

Dopo aver seguito una partita del gruppo sportivo con cui collaboro, come già successo qualche settimana fa, mi reco a cena con la squadra.
Ci troviamo nei dintorni di Asti e così uno dei giocatori suggerisce di andare a “La Grotta”, ristorante situato alla periferia ovest della città, in prossimità dell’ingresso dell’autostrada A21 Torino-Piacenza.
Proprio fuori dal ristorante c’è un distributore con uno spiazzo che offre buona possibilità di parcheggio.

Il locale ha un ingresso che presenta una scala frontale con cui si accede al ristorante vero e proprio, mentre sulla sinistra, prima della scala, ci sono il guardaroba e i servizi.
La sala si presenta luminosa e arredata con un certo stile; anche in tavola tutto è molto curato (tovaglie, tovaglioli, posate d’argento), e il personale è tutto in divisa, anche se a dire il vero noi arriviamo verso le 19:30 e a quell’ora c’è ancora un po’ di movimento con i vari camerieri che si devono ancora preparare e vestire.
Non ho modo di esplorare tutto il locale, ma mi pare di capire che ci siano un paio di saloni; quello in cui ci accomodiamo ha circa una quarantina di coperti, con i tavoli situati vicino alle pareti e un ampio spazio centrale a disposizione per muoversi e per trasportare i carrelli degli antipasti, dei secondi e dei dolci.

Il presidente della società, abituato bene da un punto di vista culinario, ci dice che il posto offre più o meno sempre lo stesso menù, caratteristico piemontese e votato all’abbondanza, dimostrandosi abbastanza valido anche dal punto di vista della qualità.
Il primo impatto farebbe pensare all’opposto, ma la cena dimostrerà che il presidente aveva ragione.

In tavola sono già presenti pane e grissini in un cesto di vimini: entrambi, pur non avendo caratteristiche particolari, si dimostrano freschi e gustosi.
Ci vengono portate acqua naturale e frizzante Lurisia, e viene proposta la carta dei vini, che offre un ampia varietà di etichette, privilegiando i vini italiani, ma garantendo anche vini particolarmente esotici (Nuova Zelanda, ad esempio).
Optiamo per un paio di bottiglie di Tutti per Uno del 2003 (un misto di uve barbera, che fa 13,5% e costa 19 euro a bottiglia).
La scelta del menù viene fatta a livello collettivo e si opta per antipasti, secondi e dolce, saltando i primi.

Per gli antipasti, in due scelgono un misto al carrello (verdure grigliate, vitello tonnato, insalata russa e altre cose che non ho visto). I restanti nove commensali (me compreso) optano per carne cruda (un’eccezionale battuta al coltello, molto magra e gustosa) e insalata di carciofini con rucola e scaglie di grano (i carciofi sono grigliati e tagliati a fettine sottilissime; ottima anche questa portata).
Per condire la carne cruda, ed eventualmente anche l’insalatina, viene portato in tavola un olio extravergine DOP (ma colpevolmente non ricordo che olio fosse) e un macinapepe.
L’unica donna al tavolo chiede se è possibile avere semplicemente qualche fetta di prosciutto e viene prontamente accontentata.

Come primi, ci erano stati proposti gnocchetti al Raschera, risotti vari, oppure agnolotti al sugo d’arrosto. Come detto, però, decidiamo di saltare.

I secondi vengono serviti direttamente da un capientissimo carrello che propone bollito misto (carne, lingua, testina, cotechino), arrosti misti (manzo, prosciutto di Praga) o salsiccia, con contorni vari (polenta, carote, patate, fagioli o crauti).
Ognuno sceglie la combinazione che preferisce, ed ogni scelta viene affettata e servita sul momento.
Per quanto mi riguarda, scelgo il misto di bolliti con i fagioli (bianchi di Spagna, serviti in minima quantità e non particolarmente saporiti).
In tavola, nel frattempo, vengono portati bagnetto verde e rosso. Il cotechino è un po’ deludente, ma il resto è davvero ottimo. I bagnetti invece convincono fino a un certo punto: quello rosso è solo salsa di pomodoro, mentre quello verde, per i miei gusti, è un po’ troppo delicato.

Anche i dolci vengono proposti dal carrello, ma è possibile anche valutare offerte alternative, come ad esempio gelato alla crema o sorbetto.
Io scelgo un assaggio di tiramisù, artigianale e veramente molto buono, e una torta che viene presentata come “bignolata con torrone”: doppio strato di pan di Spagna con crema al cioccolato, panna, alcuni bignè e pezzi di torrone come guarnizione. Buona, ma sapeva un po’ troppo di liquore.
Gli altri dolci presenti erano il creme caramel, una torta di frutta, il bunet e le pere o le mele cotte nel vino.
Si chiude con il caffè.

Il conto finale è di 30 euro a testa.

In conclusione: locale che inganna un po’, presentandosi come apparentemente raffinato, ma che in realtà offre una cucina e un rapporto col cliente molto familiare, in alcuni aspetti quasi da trattoria (e lo dico in senso più che positivo).
Molto pregevole la possibilità di scegliere le portate al carrello, consentendo diversi tipi di scelte miste ed eventuali bis. La qualità è medio-alta, anche se un po’ oscillante: si passa infatti dalla notevole carta dei vini e dall’olio DOP, ai bagnetti di scarsa personalità o ai contorni praparati e serviti in maniera non impeccabile.
Un posto non indimenticabile, ma che comunque potrebbe valere la pena di riprovare se si passasse da quelle parti.

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