Sarà un caso, una coincidenza o un segno del desti...

Recensione di del 17/09/2011

Agriturismo Le Frise

40 € Prezzo
7 Cucina
8 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 40 €

Recensione

Sarà un caso, una coincidenza o un segno del destino, ma l’agriturismo Le Frise si trova all’interno di un castagneto secolare quasi a voler unire idealmente due degli indiscussi protagonisti della gastronomia camuna: i formaggi e le castagne.
In questa splendida cascina ristrutturata e nelle strutture ad essa collegate si allevano maiali, cinghiali, asini e, soprattutto, capre di razza bionda dell’Adamello (pregiata razza in via d’estinzione) e camosciata alpina. Il latte, lavorato sul posto, ha reso l’azienda uno dei migliori produttori di caprini della Lombardia; inoltre, gli scarti della caseificazione, siero e scotta, sono utilizzati, secondo tradizione, come base per l’allevamento dei suini.
La cascina, che offre anche possibilità di pernottamento, gode di uno splendido panorama sulla bassa Valcamonica e sulle montagne che la delimitano a occidente.
Il locale, arredato in modo rustico ma elegante, è suddiviso in piccole sale poste su piani diversi che ne aumentano il senso di calore (anche la temperatura) rendendo la cena un momento di genuina convivialità.

Il menu, pur mantenendo alcuni punti fissi quali la degustazione di formaggi, offre volta per volta variazioni interessanti in relazione alla stagionalità e alla conseguente disponibilità delle materie prime sempre di ottima qualità. Non esiste una carta e le portate sono uguali per tutti.
Il servizio è informale ma curato e molto cortese.

La nostra cena inizia con una terrina di germano accompagnata da canestrelli di pastella: ottima la preparazione del germano, un po’ meno indovinato l’abbinamento con la pastella che tendeva a sovrastare il delicato gusto della terrina.
Si giunge poi alla tanto attesa degustazione di caprini: devo dire sinceramente che la delusione è stata forte quando abbiamo scoperto che, a causa della coincidenza della nostra cena con Cheese, i formaggi più interessanti (ad esempio il fatulì) non erano disponibili in quanto l’intera produzione era stata portata a Bra; capisco le loro esigenze di immagine però sarebbe stato più corretto avvisare di questa situazione al momento della prenotazione, essendo proprio i formaggi il punto di forza dell’agriturismo. In ogni caso ci viene servito un assaggio di una eccellente ricotta di capra seguita poi da tre pezzetti di caprini a cagliata acida di diversa stagionatura: buoni ma sicuramente al di sotto dell’eccellenza a cui Le Frise ci avevano abituati. Peccato! I formaggi sono stati serviti in abbinamento con tre marmellate rispettivamente di peperoni, zucchine al limone e pere.

La cena torna però subito su livelli di grande soddisfazione quando vengono serviti i salumi, tutti rigorosamente della casa. Il piatto è abbondante e costituito da pancetta di cinghiale, salame, pancetta di maiale, speck di cinghiale e carne salada di capra; tutti prodotti molto validi ma ritengo che un nota di particolare apprezzamento vada allo speck di cinghiale e, soprattutto, alla carne salada di capra. Tutti i prodotti, in ogni caso, erano ben stagionati, di corretta sapidità ed eccellente solubilità.

I primi sono consistiti in un risotto al tartufo nero: buono il risotto sia come cottura sia come gusto, ma totalmente privi di profumo e sapore i tartufi che sono risultati essere solo decorativi. Veramente eccellenti, invece, le crespelle ai bruscandoi, come localmente sono chiamati i germogli del luppolo: piatto equilibrato, gustoso ed estremamente particolare in virtù della nota lievemente amarognola derivante dai germogli.

Un eccellente cosciotto di agnello ci introduce ai secondi: ottima la cottura e non invasiva la nota selvatica tipica di questa carne; a seguire bistecchine di fassona: sicuramente il piatto meno riuscito poiché la carne era tagliata troppo sottile ma, soprattutto, era decisamente troppo cotta impedendo così di apprezzare le qualità di morbidezza e succulenza tipiche di questa pregiata razza bovina.

Come dessert è stato possibile scegliere tra un sorbetto di more di gelso e cassis, veramente buono, e una mousse di pesche fresche altrettanto ben riuscita.

Un discorso a parte merita la carta dei vini; sono il primo a sostenere che un ristorante con una cucina fortemente radicata nella tradizione locale debba sapere valorizzare i vini del territorio ma, nel caso della provincia di Brescia, ormai vocata quasi esclusivamente alle bollicine della Franciacorta, un menu come quello proposto avrebbe richiesto la presenza anche di rossi in grado di valorizzarne i piatti. La carta era, invece, tutta centrata su produzioni locali quali IGT Valcamonica Rosso e Curtefranca DOC prevalentemente basate su vitigni bordolesi oltre a qualche concessione al Marzemino. In ogni caso, dopo un attenta lettura, abbiamo trovato una bottiglia adeguata: Prugnolo Valtellina Superiore DOCG dell’azienda Rainoldi 2007, 13% vol.; questo vino, ottenuto da uve Nebbiolo in purezza, mostrava, nonostante il millesimo, ancora caratteri di gioventù: colore rubino, buona acidità e sentori di frutto rosso fresco. I tannini erano decisamente eleganti permettendo così un felice abbinamento anche con quei piatti meno grassi e succulenti che rischiavano di soccombere alla normale spigolosità di questo vitigno quando non lungamente invecchiato.

Una cena con evidenti alti e bassi ma un locale che vale sempre la pena di provare anche se “non sempre le ciambelle riescono col buco...”

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