Approfittando del ponte del 1° maggio la mia famig...

Recensione di del 01/05/2009

Il Saraceno

34 € Prezzo
6 Cucina
6 Ambiente
4 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 34 €

Recensione

Approfittando del ponte del 1° maggio la mia famiglia ed io ci rechiamo in camper a visitare la splendida città di Arezzo dove teneva banco la fiera antiquaria. A parte il tempo ballerino la gita si rivela un successo che decidiamo di coronare con una cena presso un ristorante tipico, "Il Saraceno".
Il locale sorge lungo una stretta strada ed è all'apparenza quanto di più caratteristico si possa immaginare: insegna in legno, interni in stile rustico e appetitoso menu esposto innanzi alla porta.
Ci presentiamo alle 19:00 sprovvisti di prenotazione e veniamo fatti accomodare in un tavolo nei pressi della porta d'ingresso. Il locale, nonostante molto carino, si compone di un'unica sala ed è abbastanza angusto con i tavoli parecchio ravvicinati tra loro: scopriremo poi che il ristorante è composto anche di un'altra sala molto più ampia, forse dedicata alle comitive.

I menu si trovano già sul tavolo insieme ad un cestino di pane (toscano, ottimo): buona l'idea di contraddistinguere con un marchio i piatti tipici locali ed è proprio su questi, infatti, che ci indirizzeremo.
Dopo aver ordinato una bottiglia d'acqua naturale e mezzo litro di vino rosso della casa (bevibile) richiediamo un antipasto toscano per mia moglie e dei semplici crostini per me.
Il piatto della mia consorte, arriva rapidamente ed è composto da tre crostini misti (pomodoro a tocchetti, fegatelli e funghi), una bruschetta al pomodoro, prosciutto crudo e melone ed alcuni assaggi di salame.
La mia portata è invece composta dagli stessi crostini appena citati ma in numero doppio: il piatto è privo di qualunque ornamento o fronzolo, solo sei pezzi di pane appoggiati uno di fianco all'altro. Nessuna nota di merito per entrambi gli antipasti fatta eccezione per il prosciutto crudo veramente squisito. Il pane dei crostini, putroppo, era scandalosamente molliccio, come se fosse stato tenuto sopra una pentola in ebollizione per alcuni secondi. Antipasti bocciati.

Come primo piatto mia moglie ed io optiamo entrambi per una porzione di pici al sugo di cinghiale mentre per i bambini chiediamo un piatto di tortelli olio e parmigiano da dividere in due. Qui iniziano i problemi in quanto la clientela aumenta a vista d'occhio ma l'unica cameriera della sala non riceve i giusti rinforzi e i tempi si dilatano. Dopo una sostanziosa attesa arrivano i primi piatti.
I pici sono ottimi per cottura e condimento, uno spesso sugo di cinghiale che rende invitante oltre modo la portata: unico neo la quantità modesta.
I tortelli dei bambini sono invece abbastanza insignificanti (forse anche a causa del condimento) a tal punto che dividiamo con loro anche la nostra ottima pasta. Primi promossi.

Sui secondi piatti c'è un'ampia scelta ma noi ci indirizziamo sul cinghiale con la polenta e sulla trippa. Tra l'ordine e l'arrivo delle pietanze avremmo avuto il tempo di visitare un'altra volta Arezzo, ma alla fine, giungono fumanti sul desco. Il cinghiale in umido (esiguo) è posizionato in un piatto ovale accompagnato da una generosa quantità di polenta (sarebbe stato sicuramente più gradito il contrario) e sebbene non raggiunga vette eccelse risulta compatto e saporito e grazie all'aiuto del giallo impasto corona l'obiettivo di saziarmi.
La trippa scelta da mia moglie, non particolarmente copiosa neanch'essa, è gustosa ma forse un po' troppo flaccida: quella che prepara mia madre a Genova è molto più coriacea ma si sa che la cucina della mamma non ha paragoni. Secondi promossi senza infamia e senza lode.

Nel frattempo il locale è preso d'assalto dagli avventori e la cameriera, dopo aver rifiutato una coppia per mancanza di spazio, ne fa invece accomodare un'altra entrata subito dopo cagionando le rimostranze dei primi. Alla fine giudizio salomonico: due coppie sconosciute a dividersi un unico tavolo.

Sazi ma non troppo (viste le parche quantità delle precedenti portate) ordiniamo una torta della nonna (pasta frolla, crema pasticcera e pinoli) per la mia consorte, una panna cotta per mio figlio e un mascarpone al caffè per il sottoscritto: inoltre, per levarci lo sfizio, aggiungiamo vergognosamente una porzione di cantucci con il vin santo da dividerci. La sempre più solitaria cameriera porta in tavola la torta della nonna (ottima per consistenza, freschezza e sapore della crema), i cantucci (tre! anche se un po' più grandi di quelli a cui ero abituato) con il vino e si eclissa per un tempo infinito: due volte proverò a ricordarle i dolci smarriti e per due volte verrò rassicurato circa il loro arrivo, ma salvo cercarli a "Chi l'ha visto?" siamo infine rassegnati a non vederlì più. Ormai in piena fase digestiva chiedo alla bionda cameriera di cancellare l'ordine dei dolci mancanti e di portarci solo due caffè ed il conto: il suo sguardo, tra la commedia e la tragedia, mi fa capire che dopo tutto è stato meglio così dal momento che mi sono saziato comuque. I dolci, comunque (almeno quelli portatici), promossi.

Facciamo due conti: per due antipasti 10 euro; i primi 24 euro; i secondi 20 euro; due (e dico due) dolci 8 euro; due caffè 3 euro; acqua 2 euro; vino 4 euro; coperto 2 euro a testa. Totale, escludendo come sempre i bambini che hanno inciso solo per il primo piatto: 34 euro a testa.
Concludendo, la buona cucina (forse fatta eccezione per gli antipasti) del locale è stata sabotata da un servizio pessimo, assolutamente inidoneo persino per un Autogrill: il giorno di festa non può rappresentare una scusante dal momento che se non si è in grado di gestire i coperti previsti è doveroso rinunciare a qualche cliente.
Ho tralasciato di specificare che la mia figlia più piccola ha 14 mesi, non ha utilizzato alcun piatto (è stata imboccata dalla madre), nè alcun bicchiere e non ha assaggiato l'ottimo pane proposto, ma tra qualche anno ricorderà il ristorante "Il saraceno" come il primo luogo in cui è stata trattata da grande, facendole pagare il coperto!

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