Vale la pena farsi 160 chilometri da Roma per veni...

Recensione di del 27/09/2008

La Parolina

91 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 91 €

Recensione

Vale la pena farsi 160 chilometri da Roma per venire a mangiare qui? Interrogativo angoscioso, se dopo un’ora abbondante di autostrada il navigatore vi sta portando su e giù per strette stradine di campagna, deserte, con al massimo un paio di agriturismi a testimoniare la presenza dell’uomo tra i boschi di quello che scopriremo essere il parco naturale del monte Rufeno. Continuiamo a dare fiducia a chi ci ha consigliato la Parolina, ma un leggero scetticismo ci accompagna fino a Trevinano, minuscola frazione di Acquapendente.

Lasciata la macchina sul ciglio della strada entriamo nel basso edificio che ospita il ristorante, accolti dal ragazzo che ci seguirà con attenzione per tutto il pranzo. Il locale è raccolto, sei tavoli per non più di una ventina di coperti, e arredato con gusto e semplicità. Mise en place di ottimo livello, un bel camino in un angolo, diverse abat-jour ricavate con bottiglie e cassette di vino, la sensazione è quella di un ambiente curato ma piacevolmente non formale.

Leggendo i menu capiamo subito di aver investito bene tempo e benzina. Tante le proposte interessanti, un bell’equilibrio tra piatti elaborati e assaggi di prodotti del territorio, ben quattro menu degustazione, con relativo suggerimento di accompagnamento al bicchiere.
Un menu del territorio, 5 portate a 40 euro, il menu “emozioni”, più articolato, a 65 euro, uno denominato “champagne”, con materie prime nobili, crostacei e foie gras, a 125 euro comprensive ovviamente delle bollicine in abbinamento. Ci sarebbe anche la possibilità di comporre autonomamente un menu per tutto il tavolo, con 6 piatti a scelta tra quelli in carta, a 55 euro, ma un discreto sondaggio con l’altro lato del tavolo mi fa capire che la mediazione sarebbe troppo lunga e complessa.
Alla fine, visti anche i tanti chilometri fatti per arrivare, cerchiamo di provare quanto più possibile con il menu più ampio, “emozioni”.

Abbiamo bevuto, consigliati dalla chef venuta a prendere l’ordinazione, un Latour a Civitella 2005, Sergio Mottura, bianco da agricoltura biologica prodotto in zona. Onestissimo il ricarico, ottimo il vino, che per spessore e persistenza risulta adatto per quasi tutto il pranzo. Bella la carta dei vini, con diverse mezze bottiglie, qualche proposta al calice e abbinamenti di gran livello studiati per tutti i menu.

Nell’attesa, peraltro breve, degli antipasti arrivano un piattino con due fette di pane sciapo caldo con un olio della Sabina molto fruttato, ed una crema di zucca e ricotta, appetizer ben calibrato che sfrutta l’eccellente qualità della ricotta. Quasi contemporaneamente ci portano anche i pani fatti in casa, diversi panini tra cui uno con pomodoro e cipolle, uno col guanciale, pane nero, grissini allo zafferano, una brioche al formaggio. Tutto molto buono.

Gli antipasti.
Torrone di foie gras con nocciole dei monti Cimini. Ottimo il connubio del foie gras con le nocciole e i frammenti di pere che compongono il piccolo parallelepipedo, contornato da una salsa di frutti di bosco.
Panzanella di baccalà. Tranci di baccalà crudo inframmezzati con cipolle, sormontati da una sfera di gelato di pomodoro che dona freschezza al tutto. Sul fondo della scodella una salsa di peperoni, che offre un contrasto sia di temperatura che di sapore. Un piatto forse squilibrato, troppo deciso e persistente il peperone, che copre gli altri ingredienti e si riproporrà anche per parte del pomeriggio…

I primi.
Tagliatelline con gamberi di fiume e tartufo nero. Deliziosa la pasta, che sembra proprio appena fatta, delicatissimi i gamberi, teneri e saporiti. Un primo semplice ma veramente gustoso.
Ravioli con ripieno di coniglio, peperoni spagnoli, ristretto di birra scura e mandorle. Altro bel piatto, ben costruito. Goloso il ripieno finemente amalgamato, ottimo il leggero amarognolo dato dalla birra sul sapore deciso dei tranci di peperone.

I secondi.
Trancio di spigola con crema di patate e gelato di ricci di mare. Forse il piatto migliore: il gelato è talmente vellutato da adeguarsi perfettamente al pesce, più che un elemento di contrasto è un contrappunto alla spigola, cotta alla perfezione, con la pelle bella croccante e l’interno compatto.
Sella di capriolo con salsa al pan pepato, purea di melanzane affumicate, mandorle e scorze di arancia candita. Sarò ripetitivo, ma anche qui tutti gli elementi del piatto si sposano in modo armonico, nota speciale per la salsa, che esige la scarpetta. Con la carne bevo un calice di Rocca di Frassinello 2004, interesssante rosso toscano che sulla base del Sangiovese unisce Merlot e Cabernet Sauvignon, per una specie di taglio bordolese (mi dicono si chiami stile Medoc). Vino potente e solido, tannico, mi è piaciuto molto.
Assaggio di formaggi. Solo due assaggi (generosi), un gregoriano, ovino a pasta morbida prodotto in Abruzzo, ed un erborinato locale, accompagnati da un ottimo miele grezzo, ma che buoni!

I dessert.
Crema bruciata alla vaniglia. Delicato predessert, servito in due belle zuccheriere di ceramica colorata.
Sorbetto al passion fruit. Buono, fresco. Curata la presentazione, con delle reti di fragola caramellata e strisce di cioccolato caldo a guarnire il piatto in modo goloso.
Millefoglie dolce salato con gelato di strudel. Non c’è cioccolato, e quindi la mia ragazza storce inizialmente il naso, ma la sfoglia salata è eccezionale e il matrimonio con il gelato perfetto.

Con i dessert ci viengono proposti due bicchieri de I Capitelli 2005, Anselmi, grandissimo vino passito che forse arriva con un piatto di ritardo, avrebbe infatti supportato alla perfezione i due gioiellini caseari di cui sopra. Ce ne facciamo una ragione e lo apprezziamo anche con il millefoglie e la piccola pasticceria che accompagna i caffè: una scatolina di legno con un tozzetto con le nocciole ed uno al cioccolato, fragranti, e una piccola cassettiera con dei tartufi, alchechengi ricoperti di cioccolato e canestini di crema con mirtilli. Prima era arrivata una piccola dama di vetro con pedine rispettivamente di cioccolato fondente e bianco, io ho preso i neri, non ricordo chi ha vinto ma alla fine tutte le pedine hanno subito la stessa crudele sorte.

Il conto.
Alla carta i piatti spaziano tra i 13 ed i 20 euro, rendendo molto conveniente l’opzione del menu libero. Noi abbiamo speso 182 euro, di cui 130 per i due menu, 25 per la bottiglia di bianco, 18 per tre calici, il mio rosso e i due passiti, 9 euro per acqua e due caffè. Usciamo con la sensazione di aver pagato il giusto, e con la voglia di tornare presto.

Vale sicuramente la pena fare tanti chilometri per arrivare in questo estremo lembo di Lazio incastonato tra Umbria e Toscana. Piatti golosi, originali, leggeri (con l’eccezione della crema di peperoni del baccalà), ben presentati. Per me la cucina merita un 8,5. Noi come al solito abbiamo esagerato scegliendo un menu elaborato e lunghissimo (ma portato a termine in un paio d’ore, grazie al perfetto ritmo del servizio), ma si potrebbe venire alla Parolina anche solo provare le degustazioni di affettati e formaggi, più un piatto o un dolce. Forse la distanza da Roma è addirittura un bene, sennò cenerei qui troppo spesso.

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