Data recensione
26/02/2011
Cucina
7
Ambiente
5
Servizio
6

Per non darla vinta ai sintomi di una fastidiosa sindrome pa...

Il Ceppo recensito da

Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 20 €
Recensione
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Per non darla vinta ai sintomi di una fastidiosa sindrome para influenzale, con il consorte ed il fidato amico "Mietitrebbia" così soprannominato per la strabiliante voracità  che lo caratterizza, dirigiamo in quel di Volpara, piccolo comune dell'alta collina oltrepavese, noto per il Moscato che qui ha anche un suo tempio all'interno di una chiesa sconsacrata risalente al 17° secolo.
Alla trattoria il Ceppo si va per per mangiare piatti della tradizione locale, piatti robusti, calorici, che sfidano le mode, il colesterolo e le taglie slim. Il locale si offre con immutata e verace genuinità ad avventori di ogni lignaggio che qui possono ancora deliziarsi con polenta e cinghiale o con un piatto di trippa.
Un posto senza fronzoli, alla buona, tanto per intenderci, dove l'ampia sala da pranzo, linda ed ordinata, è illuminata a giorno da una lunga serie di luci sospese che la attraversano e che, impietose, nulla regalano all'atmosfera spartana del locale, con soffitto in legno stile baita, pavimenti in ceramica chiara, tendaggi a righe beige e credenze in legno stile montanaro.
Per contro i tavoli, ben distanziati ed apparecchiati con cura, sfoggiano un bel tovagliato, doppio ordine di posate d'acciaio, piatti bianchi, discreti bicchieri per l'acqua ed il vino e un centro tavola con fiori freschi, nota gentile che passa quasi inosservata in un ambiente così rustico.
Completano l'apparecchiatura, olio extra vergine di oliva, aceto normale e aceto balsamico, dal marchio noto e assai diffuso.

Non c'è menu scritto, nè carta dei vini. Si mangia quel che c'è, scegliendo comunque fra tre primi, tre, quattro secondi e tre dolci, un qualcosa di più di quel "che passa il convento ", illustrato con simpatia da due giovani signore.
L'antipasto è costituito dal consueto tagliere di affettati, fagioli in insalata e tocchetti di frittata. Buon salame, ottima coppa, pancetta che rilascia una nota forte e poco gradevole probabilmente dovuta al mancato utilizzo di aglio in polvere in fase di preparazione. Micca oltrepavese e grissini d'ordinanza. La frittata ormai è fatta e, pur senza note di particolare rilievo, viene apprezzata per quello che è, ovvero uno stuzzichino tout court.
Per le bevande, oltre all'acqua minerale in bottiglia, la scelta è veramente minima: Riesling o Croatina, entrambi della casa. Optiamo per il rosso che ci viene servito in bottiglia, come fosse una caraffa, ovvero senza etichetta ed in bottiglia aperta; non ci dispiace e i miei compagni di cena, mi invitano a berne due calici pieni come fossero il rimedio più appropriato per l'incipente raffreddore.

Come primo scegliamo pisarè e fasò e ravioli di magro, che verranno serviti caldi ed abbondanti in piatti da portata che ci consentono di apprezzarli entrambi.
I pisarè, eseguiti nella versione leggermente all'onda, sono di pezzatura piccola dall'impasto consistente ma non duro, perfetto per raccogliere il sugo che profuma di rosmarino e che mantiene la giusta fluidità grazie alla misurata presenza di fagioli borlotti. Molto buoni
Anche i tortelli di magro, nella loro semplicità sono degni di nota, con la pasta sfoglia gialla, porosa e sottile che sfiora un generoso ripieno di magro che, senza alcunchè togliere alla delicatezza, sprigiona l'aroma ed il gusto gentile della noce moscata. Il condimento burro e salvia è presente in quantità adeguata e tale da non appesantire o renderli eccessivamente untuosi. Buoni anche questi.

Come si conviene quando non si è troppo in forma, passo la mano sia per i secondi, che per il dessert. I baldi compagni di cena mi guardano con stupore misto a disappunto, come privati ingiustamente di qualcosa su cui contavano, ovvero delle porzioni che speravano ordinassi ugualmente per dar loro modo di manifestarmi un ulteriore e concreto aiuto nel gustarle.
La delusione, dipinta soprattutto sul volto del Mietitrebbia, non sfugge alla signora che raccoglie le comande.
Come secondo il consorte ordina coniglio, non arrosto, non in salmì e non proprio in fricassea, ma comunque con un gustoso intingolo che lo mantiene morbido. Buono.
L'amico vorace opta per il brasato, che viene servito a mo' di spezzatino con carne tenera tagliata a tocchetti, ben intrisa dal sugo scuro e speziato. Ci vorrebbe un po' di polenta ad accompagnarlo, ed invece, come contorno vengono servite, patate al forno, fagioli caldi ed insalata mista.

Insieme ai due secondi ordinati ed ai contorni, l'attenta signora, cala in tavola anche un piedino di maiale stufato con patate! Una inconsueta sorpresa che, oltre ad essere assai gradita al Mietitrebbia, gli restituisce il sorriso e la serenità turbata dalla mia improvvida inappetenza. Socrate osserva l'arto suino con la tipica diffidenza di chi non ama la carne grassa, io incuriosita da una preparazione mai sperimentata in precedenza, ne assaggio un succulento pezzo che si stacca agevolmente dall'osso "sciogliendosi in bocca", tenero e pastoso insieme alle patate che lo avvolgono cremose ad assorbirne gli umori e a smorzarne le note più grasse. Non posso dirne male, anche se non mi conquista, deliziando, al contrario, l'amico vorace che si associa al coro di consensi proveniente dalla tavolata al nostro fianco.

Fra i dolci proposti, tutti di fattura casalinga, i miei compagni di cena optano per il tiramisù che verrà proposto nella sua versione più tradizionale e servito in coppa di vetro. Porzione molto generosa per Socrate che mi concede l'assaggio ignorando le doglianze dell'amico al quale è toccata in sorte una porzione normale. Anche per questo dolce, niente di nuovo sotto il sole, però ben eseguito e, soprattutto freschissimo.
Per concludere, caffè e due grappe.
Continuiamo tranquilli a chiacchierare, osservando illustri ospiti della zona che, alla spicciolata, si accomiatano soddisfatti.
Chiediamo il conto: € 60 in tre! Ipotizziamo persino un errore per difetto, ma il conto è proprio giusto.
Cucina tradizionale con preparazioni semplici, ma ben eseguite, e che si riveleranno digeribili, smentendo la mia inziale perplessità.
Servizio garbato, attento alle esigenze dei clienti, veloce, ma non frettoloso.
Usciamo piacevolmente sorpresi e soddisfatti; ci si tornerà, magari per la trippa o per polenta e cinghiale.

Gabriela Giunzioni



Mappa

Il Ceppo

Via Roma, 34

27047 Volpara (PV)