Data recensione
22/07/2011
Cucina
9
Ambiente
9
Servizio
9

Il restyling delle Calandre (che per chi come me non lo sape...

Le Calandre recensito da

Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 245 €
Recensione
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Il restyling delle Calandre (che per chi come me non lo sapesse, sono macchine atte a formare cilindri attraverso un meccanismo di rulli che bloccano progressivamente la lamiera con il raggio di curvatura desiderato), con i suoi tavoli nudi ed i lampadari di stoccafisso aveva creato non poche perplessità e qualche polemica per questo cambiamento rivoluzionario per un tristellato italiano e di grande successo.
Gli "Alajmo bros" lo spiegavano come una ricerca di un'approccio più moderno ed europeo, meno formale, più vicino ad una clientela che stava generazionalmente, cambiando. Ed io mi chiedevo quanto e come tutto questo potesse invece cambiare la percezione di un talebano come me, ma la ormai cronica pigrizia avrebbe vinto sulla curiosità, se un'interessante mostra di quadri di Impressionisti e Postimpressionisti del museo d'Orsay, non mi avesse portato a Rovereto dove erano esposti. E così, il giorno dopo, eccomi davanti alle Calandre, perdute in un nulla estetico di monotona periferia urbana, parcheggio davanti all'hotel accanto al ristorante, sempre targato Alajmo, dove passeremo la notte, ma l'hotellerie non sarà all'altezza della ristorazione ed ancor più deludente sarà la colazione.
Ma ora andiamo a cena, la porta, appena ci avviciniamo, magicamente si apre(fortuna?) ed una ragazza ci dà il benvenuto ed immediatamente arriva un cameriere che ci invita a seguirlo. Faccio in tempo a dare un'occhiata alla sala con gli stoccafissi appesi, tavoli rettangolari e cucina a vista, prima di arrivare ad una sala più grande e rassicurante. La prima impressione è di oscurità, ma camminando verso il nostro tavolo, proprio in fondo alla sala, la sensazione muta e mi sembra in un teatro, dove il palcoscenico è il tavolo, di legno chiaro, grande, rotondo, con meravigliose venature esaltate dal fascio di luce della nera lampada che proprio al centro del tavolo, quasi uno spot per il protagonista della messa in scena: il cibo. Mi siedo, mi guardo intorno, minimalismo allo stato puro, grande cura nei materiali e nei particolari.
Amo il legno, lo accarezzo, le venature sono in rilievo, una delizia al tatto; lo tocco sotto, è tutto ricavato dal pieno di un frassino olivato bicentenario ho letto, bellissimo. Tutto è vicino al mio gusto, mi piace tutto: l'atmosfera, la luce, i colori, tranne il sughero sul soffitto. Ma ora passiamo al cibo, ma questo lo so già che mi piacerà.

Arriva il sommelier con il carrello degli aperitivi ma decliniamo l'offerta.
Vi sono due menu degustazione: i Grandi Classici a 225 euro ed In.gradienti, più innovativo, a 235 euro ed i rispettivi menu ridotti: Estrazioni, il primo a 185 euro, l'altro a 195 euro. Non amando le degustazioni, io cenerò alla carta, mentre la mia compagna opterà per il menu ridotto dei Grandi Classici. Grande in tutti i sensi la carta dei vini, non manca nulla, con accompagnamenti dedicati ai menu e vini al bicchiere. Io propenderei per uno Champagne blanc de noirs, ma il giovane sous sommelier mi consiglia con convinzione, un molto meno costoso Metodo classico delle colline vicentine, cento per cento Pinot noir da cloni della Champagne e che non ho mai sentito nominare: Otto (gli anni a rifermentare in bottiglia) di Marco Buvoli. Mi fido e faccio bene, è un vino molto personale, intenso nel colore, nei profumi, nella persistenza, insomma, piace a tutti e due e riesce ad accompagnare bene, con mia sorpresa, tutti i piatti, anche quelli di pesce.

Si inizia con un tris di appetizer, due di baccalà, molto buoni, ma sono distratto ad abbuffarmi con la pagnotta che, avvolta in un telo, è stata dolcemente posata nell'apposita concavità del tavola, è buonissima, finalmente del pane come piace a me.
Altro appetizer, "Tagliolini di mozzarella e passata di pomodoro, olive e basilico". Piacevoli.

Ora si fa sul serio.
"Scampi tostati con formaggio fresco di latte di fave, radicchio e mele".
Scampi sgusciati, aperti a metà, ricoperti dal formaggio di fave (lavorato come il tofu) con sopra dadini di mela e radicchio crudi. Il piatto della serata per tutti e due, fantastico, "saporoso", ma che nulla toglieva,anzi, alla percezione degli scampi dalla qualità eccelsa.
"Cannelloni croccanti di ricotta e mozzarella di bufala con passata di pomodoro".
Tre tubetti da intingere, usando le mani, nella passata, ed anche la scarpetta è gradita, parole del maître. Raffaele Alajmo, non l'ho visto, mentre Max, è venuto tre volte. Ottimo piatto, molto mediterraneo.
"Cappuccino di seppie al nero".
Un grande classico, nel bicchiere, in basso il nero, pezzettindi seppia, sopra la crema di patate, sapore e consistenza in bell'equilibrio.
"Tagliolini al fumo con burro, acciughe, speck e sfoglie di tuorlo d'uovo".
Tutti ingredienti che amo, amalgamo delicatamente le sfoglie d'uovo con la pasta e mi gusto questa specie di carbonara arcanamente lieve. Molto buona.
"Risotto allo zafferano con polvere di liquirizia".
Altro piatto storico. La qualità dello zafferano dà il sapore e la liquirizia, il profumo, perfette cottura e mantecata. Che dirne? È un classico.
"Catalandra di pesce e crostacei".
Una catalana reinterpretata, trancio di cernia, pezzo d'astice, gamberi, pomodoro liquido e sopra un sorbetto di pomodoro (credo). Mah! Tutto buono, molto fresco al palato, ma non mi ha convinto. Io lo avevo chiesto come antipasto, ma il maître non era d'accordo e non ho voluto insistere, ma lo pensavo prima ed ancor più dopo che per i miei gusti e per il mio percorso gustativo stesse meglio all'inizio. Anche se resterebbe un piatto non all'altezza del resto.
"Battuta di carne piemontese al tartufo nero".
Ecco cinque bei cubi di carne, adagiati su una scura corteccia, con sopra un profumatissimo tartufo,cosa non comune per un'estivo. Impeccabile.
"Maialino da latte arrostito, salsa di senape e polvere di caffè".
Componenti eleganti,accompagnano con soddisfazione il maialino.
"After six (torta del sesto compleanno di Max a base di fragole, menta e spinaci).
Alla mia compagna piace, io non assaggio. Solo le fragole servite a parte in una coppettina sono insapori.
Sono ormai sazio,le porzioni sono buone e poi devo "aiutare" la mia compagna che mangia pochissimo, ma riesco ancora ad apprezzare questo piccolo capolavoro di cottura. Buonissimo.
Un Merlot Quercegobbe La Petra, igt toscano, del franciacortino Vittorio Moretti (Bellavista), dalle intense note di frutti rossi e tannini eleganti.,

Niente piccola pasticceria, ma una palla nera in cui sono inseriti dei lunghi stecchi con pezzi di frutta fresca. Due buoni caffè chiudono la cena.
Il conto: Estrazione grandi classici 185 €, cannelloni 35 €, tagliolini al fumo 45 €, catalandra 70 €, maialino 60 €, acqua 5 €, brut Otto 70 €, calice Merlot 10 €, caffè 10 €, totale 490 euro.
Il conto è salato ma è quello normale per un tre stelle e col vino siamo volati bassi.
La cucina è fantastica per tecnica, materia prima, ideazione, c'è rispetto per la materia, la si esalta non la si confonde con mille altri ingredienti e alla fine uno non sa cosa ha mangiato e non capisce neppure bene se gli è piaciuto. Mi piace.
Il servizio è allegro, simpatico, ma anche estremamente professionale, attentissimo, tempi perfetti, uno dei migliori in circolazione, secondo me.
L'ambiente, mi è piaciuto molto, non vorrei che tutti i tre stelle diventassero così, ma siamo stati molto bene.



Mappa

Le Calandre

Via Liguria, 1

35030 Rubano (PD)