Data recensione
20/02/2018
Cucina
8
Ambiente
8
Servizio
8

Cena trasteverina Gourmet

Ferrara recensito da

Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 60 €
Recensione
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Cena conviviale e vien scelta Trastevere, cosa che non mi fa propriamente felice dato che in trent’anni che frequento Roma l’ho sempre associato alla ristorazione turistica. Ho controllato preventivamente il Ristorante su Internet, sono diverse realtà aggregate e noi entriamo dalla porta dell’Osteria, tavoli conviviali in legno, botti e bottiglie ovunque, un bancone dietro cui ci sono altre bottiglie, mobili d’epoca e poi legno su legno. Passiamo poi al ristorante gourmet, stessi ambienti ma più luminosi, broccati che appaiono qui e la, dal nostro tavolo abbiamo una vista sulla cantina sottostante che è bellissima con file di scaffali in legno pieni di bottiglie ( in piedi, non proprio bellissimo da vedere ....). Stupendo il soffitto originale in legno abbellito dalle sottili lampade in acciaio che vi pendono. Noi siamo su un lungo tavolo in vetro ed acciaio, perfetto nel contesto del ristorante e della sala.

Ristorante che punta molto sul concetto di Enoteca, riportano 1.200 etichette disponibili, la carte dei vini è costituita da due enormi tomi, bianchi e rossi, divisi per regione e per “impegno”, dove ogni pagina è dedicata ad un vino con foto dell’etichetta, descrizione e prezzo. Venendo al prezzo i ricarichi sono importanti e non vedo praticamente nulla in carta sotto i 25 Euro.

Dicevamo 1.200 bottiglie in carta: ovviamente riesco a scegliere l’unica che è finita ( un Kerner di Kallerei ) e mi viene proposto di prendere un Kerner di un’altra cantina, Pacher Hof , cosa che mi trova più che favorevole. Arriva, guardo distrattamente l’etichetta, apre e degusto: veramente buono anche se come Kerner da sensazioni particolari, manca la nota erbacea di tabacco da fiuto ma non tutti i vini sono uguali e comunque sono il meno indicato per riconoscere un vino all’assaggio. Commentando le senzazioni, al naso fiori bianchi, pesca bianca, foglia di pomodoro e caramella balsamica, in bocca frutta tropicale ed una mineralità non particolarmente accentuta ma pur evidente. Riguardando poi le foto si scopre l’arcano, la bottiglia era il Sylvaner di Pache Hof, non il Kerner: poco male, si è bevuto bene.

Parliamo del menù, questo è diviso in due sezioni, la Tradiazionale e la Gourmet. I piatti della tradizione nella prima, piatti della tradizione rielaborati in chiave gourmet o piatti gourmet tout court nella seconda che ha ovviamente prezzi decisamente più alti. Decido di andare per la parte Gourmet, scelta che viene condivisa praticamente da tutti anche se si concorda di prendere un solo piatto preceduto da una scelta di antipasti misti.

Cominciamo dal Carciofo Romanesco ripieno di Coratella di Agnello avvolto nel lardo e servito con la purea romana che era presente nella parte Gourmet e che ho preteso fosse presente nel giro di antipasti. Bello l’impiattamento montato a piramide con lo strato basso fatto dalla purea, quello intemedio dal carciofo e quello superiore da una palla chiara , il tutto fermato con uno spiedino. La palla una volta aperta rivela la presenaz di un pezzo di gambo, il carciofo invece il suo ripieno di coratella. Che dire, la coratella è uno spettacolo elegante ma carica di sapore, morbida e succosa in bocca. Confermiamo l’appellativo gourmet e lo nominiamo miglior piatto della serata.

Appare un gnocco fritto nero fatto con il carbone vegetale, bello soffice, nessuna traccia di unto, non colpisce però come sapore, meglio l’originale.

Appaiono poi sulla tavola i classici Carciofi alla Giudia, schiacciati in modo da poter stare in piedi con il gambo in anto, croccantissimi, fritto leggerissimo, realizzazione da manuale. Da manuale sono anche le puntarelle impeccabili nella realizzazione e nel mix del condimento. In ultimo una insalata di pomodorini, quasi un chutney, apprezzabile ma nulla più.

Vedo passare dei Ravioli di Brasato con fondo bruno, parmigiano 48 mesi e radicchio alle mandorle, il commento di chi li ha sclti è molto positivo.

Dopo le due bottiglie di Sylvaner prendo un GoldMuskatellen di cantine Kallerei, buon vino ma che soffre il confronto con le prededenti. Al naso un bouquet di fiori con ricordi di albicocca, in bocca risulta secco e quindi ottimo con il pesce che qualcuno ha preso, tanti agrumi ed una mineralità spiccata

Involtini di Dentice alla “Malatotta” con uvetta pinoli ed olive, bello, molto bello da vedere, con l’involtino appoggiato su un bel sughetto gustoso e denso e contornato da olive, pinoli, spinaci e gianciale. Ottimo mix di gusti, in bocca è molto delicato.

Calamaro ripieno di pesce bianco e crostacei e l’insalatina di carciofi. Un calamaro con il suo ripieno ed una montagna di carciofi, tutto materiale di ottima qualità.

Io voglio mettere alla prova il ristorante e provo il Piccione, più precisamente un Piccione al fumo di The Nero con cipollotti borretani glassati. Mezzo piccione, petto ed ala da un lato, coscia dall’altro, guarnuti con strisce di verdura e circondati dalle cipolle. Buono, ben realizzato, ma non da annoverare fra i migliori Piccioni mangiati. Combinazione di sapori eneccepibili, il dolce della cipolla si combinava perfettamente con la carne di piccione che dal punto di vista gusto trasmetteva un bel carico di senzazioni. Il quid che mancava era la consistenza, carne un pochino secca dopo la cottura ed il palato non era pienamente soddisfato.

Di accompagnamento un Primitivo del Salento Torcicoda 2009 di Tormaresca, uno dei miei Primitivi preferiti: profondo al naso, profumi di amarene e sottobosco, in bocca cigliege mature e sanguigne con cioccolato. SI apprezza veramente.

Lo spirito è forte e quindi sdegnosamente rifiuto la carta dei dolci, facendo senza problemi lo slalom fra le varie e numerose proposte tentatrici sinchè non viene pronunciata la parola maledetta : “zabaione”. E nemmeno da solo, con il Pedro Ximenes, spirito forte o meno qui non posso far altro che inforcare un paletto ed ordinare. Zabaione servito in un bicchiere da cocktail, giallo intenso, con la giusta consistenza, all’interno un biscottino che agginge il quid in più di sapore che serve. Buono, veramente buono, a livello di quelli che si mangiano a Parma.

Dal tavolo sento levarsi pareri positivi anche per gli altri dolci, belli da vedere e buoni da mangiare, purtroppo nessuno me li fa assaggiare e non posso dare paerei di prima mano.

Bilancio finale più che positivo, ambiente molto elegante, quel rustico informale che va adesso, tradizione, varietà e rielaborazione, il posto che non ti aspetteresti di trovare a Trastevere. Consigliato.

Foto della recensione


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Ferrara

Via del Moro, 1/a

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