Data recensione
28/06/2011
Cucina
8
Ambiente
8
Servizio
8

Che cos’è la “Civiltà”? Di questi tempi molte sono l...

Nostrana recensito da

Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 38 €
Recensione
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Che cos’è la “Civiltà”? Di questi tempi molte sono le definizioni che accompagnano questa parola e tentano di spiegarne le origini, l’evoluzione e financo i meriti, se non la sua fine. Credo che, molto semplicemente, un altro termine possa esplicarne il vero significato ed è: “Umanità”. Quello che abbiamo trovato a Montelongo, presso la signora Maria Concetta Pannunzio, deus ex machina del ristorante "La Nostrana ", è una carica di umanità talmente esuberante e coinvolgente da permettere, a noi forestieri e ospiti per il tempo di una cena, di penetrare quello che la civiltà contadina e agro-pastorale di quest’angolo d’Italia bellissimo, ancora incontaminato e semisconosciuto, ha creato nei secoli.
Siamo nei primi contrafforti collinari che si incontrano dopo aver lasciato la costa, seguendo la valle del fiume Biferno. Ad accoglierci un piccolo centro di circa quattrocento abitanti, con costruzioni in pietra, tra cui spicca la duecentesca Chiesa di Santa Maria ad Nives. Arrivati a destinazione, sulla soglia dell’uscio, facciamo la conoscenza di Maria Concetta che con spontanea familiarità ci invita ad accomodarci nelle poltroncine, sistemate all’esterno, per godere dell’aria fina e per un’amabile chiacchierata. Ci racconta di come sia riuscita a realizzare un antico sogno, quello di trasformare la settecentesca dimora di famiglia in un locale dove poter proporre la cucina della sua infanzia; una cucina caratterizzata dalla continua ricerca e riscoperta di ingredienti e odori che crescono spontaneamente nelle campagne circostanti per poi elaborarli in piatti della memoria opportunamente rivisitati. Tutto quello che serve è frutto della sua passione, della sua tecnica ed abilità: è infatti lei ad approntare salumi, formaggi, paste, pane, marmellate e quant’altro.
Arrivata l’ora del desinare, accediamo all’interno: la sala, di forma allungata, ha un pavimento in monocottura, soffitto a botte con ancora infissi i ganci da cui pendevano ad asciugare i salumi, e pareti intonacate crema con nicchie rivestite in pietre e mattoni. Un grazioso camino ne spezza la continuità, qualche mobile, sicuramente originale, la impreziosisce, così come la vecchia radio anni 50.
Il menu incorniciato è posto in bella vista sopra la mensola del camino; non c’è una carta dei vini, ma il piccolo assortimento di bottiglie, prettamente regionali, è sistemato su di un tavolo in fondo alla sala. Optiamo per lo sfuso della casa, un buon Montepulciano e iniziamo le danze con una ricca parata di antipasti:

Misto di salumi: salsicce secche al finocchietto, fatte stagionare e conservate sotto sugna, alcune fette di prosciutto, di soppressata battuta a punta di coltello, di capocollo e un assaggio di n’duja. Come accompagnamento una composta di pomodori e l’ottimo pane casalingo cotto nel forno a legna e realizzato con grano duro. Tutto molto buono, eccellenti le salsicce.

Sott’oli: una macedonia croccante di cipolline, finocchio, sedano, carota, peperone, cavolfiore e quant’altro, fatta sbollentare nell’aceto e successivamente, dopo essere stata bene asciugata, immersa nell’olio extravergine d’oliva. Ottimo

Carciofi stufati in tegame con olio e vino. Buono
Sartù di patate: una fetta di questo classico tortino dall’anima morbida ricoperta da una crosticina croccante. Buono

Terrina di zucchine: ridotte in rondelle e gratinate in forno con molliche e sapido formaggio. Buono
Piatto dei formaggi: diversi tipi di pecorino a varia stagionatura, serviti con fichi caramellati. Di grande impatto quello invecchiato quattro anni e poi conservato nell’olio. Ottimo.

Insalata calda di cotiche ed orecchie di maiale: lasciate cuocere lentamente, dopo averle opportunamente sgrassate, in un soffritto di odori dell’orto e finocchietto selvatico con l’aggiunta di pochissima salsa al pomodoro. Ottimo.

Pizza di farina gialla rivisitata: cotta prima sulla base arroventata del camino, coperta con la “coppa”, un tegame di ferro a campana sul quale si appoggiano i carboni ardenti e cenere calda e poi ridotta in crema sul fuoco assieme ai fagioli. Un piatto commovente per la sua rara bontà. Ottimo
Sono già sazia ed appagata ed il percorso è ancora lungo.

Dopo una breve sosta, che è d’obbligo e una “boccata” d’aria buona si riparte con i primi, che sono due cavalli di battaglia.
Chitarra con la mollica di pane e sugo di baccalà. Un tempo “ricetta di rimedio”, dove il pane simulava il formaggio che non tutti potevano permettersi e oggi pietanza molto ricercata, realizzata qui nel migliore dei modi. Ottimo.

Troccoli al ragù di “nnoglie”: un piatto praticamente introvabile che Maria Concetta ha salvato da un ingiusto e immeritato oblio, rispolverando nei cassetti della sua memoria. Un tempo gli intestini più larghi di maiale, non adatti ad altro uso, dopo essere stati sapientemente curati per giorni con frequenti lavaggi in acqua fredda e sale grosso, venivano legati ad un capo e riempiti con listarelle di trippa condita con buccia d’arancia, semi di finocchio, sale e un po’ di peperoncino. Venivano quindi appesi ad asciugare per giorni accanto al camino, finchè diventavano rigidi. Il prodotto finale, denominato “Nnoglia”, veniva consumato arrosto sulla brace, in brodo con la cicoria o, come in questo caso, come condimento della pasta. Una proposta carica di profumi e sapori, realizzata con ingredienti di forte personalità che, legati armonicamente tra di loro, come gli strumenti di una ben affiatata orchestra, si esaltano l’un l’altro, regalando al palato una potente esplosione di gusto. Ottimo.

Come secondo.
Stinco di maiale alla birra: lasciato macerare la sera prima con gli odori e con il brandy e portato l’indomani a lenta cottura con la spumeggiante bevanda, finchè la carne non raggiunge una morbida consistenza e il liquido presente non si trasforma in una deliziosa e cremosa salsina. Buono.

Costine di maiale alle patate: altro classico, cui la descrizione è già nel nome. L’utilizzo, tra gli altri odori, dell’alloro regala una nota piacevolmente aromatica. Buono.

Molto apprezzato anche il dessert.
Polenta dolce con mosto cotto, una sorta di panforte in cui è presente ogni genere di frutta secca e confettura, rielaborato alla maniera di Maria Concetta; il soffice tronchetto di castagne e le crostatine di marmellata di fichi e susine.

Ecco la distinta del conto che ci è stata presentata: un litro e mezzo di vino 9 euro, un’acqua minerale 1 euro, due antipasti 30 euro, due primi piatti 15 euro, due secondi piatti 16 euro, due dolci 6 euro. Per un totale di 77 euro, arrotondato a 75 euro. Ricevuta fiscale RAJ 059027/06.
La premurosa ed insostituibile patronne nel congedarci ci ha fatto inoltre omaggio di alcune “nnoglie” opportunamente impacchettate e messe in un sacchetto di plastica. E’ superfluo sottolineare che abbiamo gradito assai, soprattutto per l'irreperibilità del prodotto.

P.s.: L’otto della cucina è da intendersi otto e mezzo. Il voto dell’ambiente è riferito non tanto agli arredi, per altro gradevoli, quanto all’atmosfera autentica e rara che si respira in questo locale. Il voto al servizio è dato non solo dal modo in cui viene effettuato, che è semplice e senza fronzoli, quanto e soprattutto dalla carica di umanità e di simpatia e dall'innato senso di ospitalità della signora Pannunzio.



Mappa

Nostrana

Vico D'Ovidio, 6

86040 Montelongo (CB)