Data recensione
26/02/2011
Cucina
8
Ambiente
9
Servizio
8

Era tempo che desideravo provare questo ristorante considera...

La Peca recensito da

Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 135 €
Recensione
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Era tempo che desideravo provare questo ristorante considerato ai vertici della cucina italiana e nel ranking de “ilmangione.it”. Trovandomi per lavoro a Venezia ne ho approfittato per fare una gita un centinaio di chilometri più a Ovest recandomi quindi a Lonigo, in provincia di Vicenza. Il locale da fuori si presenta come una tranquilla villetta a due piani ai margini di un paese nella provincia padana con posto auto garantito nel giardino.
Veniamo accolti con cordialità e fatti accomodare al secondo piano dove si trovano una decina di tavoli ben distanziati tra loro in una atmosfera molto soft e ricercata. La musica in filodiffusione non è fastidiosa, e le note di Tiersen e L. Einaudi accompagneranno il pasto.
La tavola è apparecchiata con garbo e stile minimalista con una delicata composizione di tappi d’acqua e liquirizia che alleggerisce e dona un tocco di modernità.

Avevamo già dato un occhio al menu su internet, quindi la scelta va subito al menu degustazione di pesce. Purtroppo devo guidare e quindi guardo solo per curiosità la splendida carta dei vini. Non potendo comunque rinunciare a un paio di calici mi metto d’accordo con il maître che mi porterà due o tre calici durante il pasto abbinandoli secondo le proposte già inserite nel menu.

Nell’attesa ci portano un abbondante tagliere con pane, grissini e salatini e un eccellente burro.
Seguono due piccoli benvenuti dalla cucina: purtroppo non li ho appuntati e ora non ricordo esattamente cosa fossero. Evito quindi di dare una descrizione dettagliata, ma aggiungo solo che erano sembrati un ottimo auspicio per la cena.
E infatti l’inizio del menù degustazione non delude le attese.

Ostrica concava affinata in ghiaccio di tonica allo zenzero e mela verde con patate in saor: su una noce di patata è posata l’ostrica e sopra di essa una “pastiglia” ghiacciata” di tonica e mela. Un assaggio eccellente. Il gioco di consistenza e temperature è una delizia. Il sapore della mela e dello zenzero si sposano con quello del mare e della patata e la nota frizzante della tonica è l’accento giusto. Straordinario.

Tempo di togliere i piatti e arriva il secondo assaggio.
Capesante nostrane ai piselli bianchetti gocce di pomodoro piccante e ristretto di telline al pepe di Szechuan: bella la composizione con tre capesante adagiata l’una su l’altra ed eccellente il gusto. A trovare un appunto, direi che il pomodoro “piccante” non piccava, ma in generale direi che anche questo piatto è stato all’altezza delle aspettative.

Ma il piatto migliore della serata è stato paradossalmente il più semplice.
Le tre tartare: ombrina, scampo e ricciola in cialda croccante emulsione di cachi al limone e zenzero. Le tre tartare formano idealmente un triangolo e sono racchiuse da due sottili cialde. All’interno del triangolo alcune gocce dell’emulsione ai cachi. Un piatto da assaporare lentamente. Perfetto il crescendo di gusto dall’ombrina alla ricciola e ricco al palato il connubio con il gioco agrodolce dei cachi e del limone. Come detto sopra, è stato il piatto migliore della cena: un piatto molto semplice, ma di fattura superba.
Con gli antipasti mi è stato proposto un ottimo Gewürztraminer 2008 Franz Haas, Alto Adige. Accostamento tendente all’aromatico, che però non va bene per tutti e tre gli antipasti.

Si passa dunque ai primi piatti.
Acquario dell’Adriatico: vari raviolini di pesci e crostacei con verdure ed alghe. Servito come il brodetto di Uliassi, in un vasetto di vetro per conservare il profumo, i ravioli ripieni sono deliziosi. Il sughetto, leggero con i saporiti pomodorini, è li solo per accompagnarli.
Un piatto buono, ma che a dire il vero non mi esalta eccessivamente. La pasta ripiena è ottima, ma nel piatto manca quell’accento particolare che aveva contraddistinto finora le portate precedenti e che ci si aspetta.
L’altro primo è invece deludente.
Conchiglie con scampi dell’Adriatico e aria di cipolla di Cannara grigliata: i tre conchiglioni di pasta non soddisfano il palato. L’abbinamento tra scampi e cipolla è buono così anche il gioco di consistenze, ma questa pietanza non punge e strappa un semplice “buono”. Il sapore degli scampi non incede molto e si perde. A vincere è il sapore della pasta. Direi che è l’unica pietanza di tutta la cena che forse è da rivedere.

Sul secondo io proseguo con il menu degustazione, mentre la mia ragazza aveva chiesto all’inizio di poter cambiare perché curiosa di provare il “Baccalà e merluzzo in tre declinazioni”.

Zuppa di pesci dell’Adriatico su patate schiacciate al limone e basilico: per fortuna qui il livello torna ad essere quello degli antipasti. La zuppa non è una zuppa in senso classico. Filetti di pesce e frutti di mare sono posti sopra un delicatissimo “purè” e sul fondo del piatto un filtrato di brodo di pesce completa la guarnizione. Piatto interessante. Vorrei riprovarlo per giudicarlo più a fondo. Le sensazioni che restano al palato sono comunque altisonanti passando filetto alla patata aromatizzata e lasciando una coda di zuppa. Ottimo.
Assaggio anche le tre declinazioni di merluzzo e baccalà. La mia ragazza non è soddisfattissima e devo dire che anche a me la sua pietanza non entusiasma, ma non mi esprimo un giudizio appropriato anche perché la mia bocca era comunque abituata ad un gusto più deciso.
Sui primi e secondi piatti mi è stato servito il Malvasja 2007 Klinec, Slovenia. Vino stupendo, di un giallo cristallino e dal gusto forte e deciso.

Giungiamo dunque al sorbetto come predessert e ai dolci.
Procediamo con due dolci differenti.
Io proseguo con “La nocciola delle Langhe: cremino, mousse, semifreddo e tortino caldo”. E' un dolce da urlo. Il semifreddo è squisito, ma il vero capolavoro sono il tortino caldo e la mousse su cui è posato. E’ un dolce ricco di sfaccettature su cui la nocciola ovviamente domina e riempie il gusto.

Ma se il mio dolce è straordinario, probabilmente ancora migliore è quello della mia ragazza: “Come una cassata ai mandarini con gelato ai pistacchi di Bronte e capperi disidratati”. Sulla base c’è la cassata al mandarino sui cui è posata una delicata sfoglia e sopra di questa una noce di gelato al pistacchio. Nel piatto pistacchi e capperi disidratati.
Questo è probabilmente un dolce meno “goloso” rispetto al mio, ma decisamente più complesso nel gusto. Tutto si sposa a meraviglia tra il dolce ed il salato. I sapori si miscelano: spunta subito il mandarino, fresco e deciso, poi si assapora il pistacchio che si lega alla nota quasi salata del cappero.
Entrambi i dolci erano veramente straordinari.

Si finisce con il l’ottima piccola pasticceria e il conto: il totale è stato di 270 euro di cui 220 euro per due menu degustazione e il resto tra vino e acqua.
Direi che il prezzo è in linea con la qualità del locale e del servizio che è stato sempre molto attento, curato e formale.
Concluderei con un giudizio certamente più che positivo, confermando la Peca come uno dei migliori ristoranti italiani, ma a mio avviso ancora un gradino sotto il livello di M. Bottura o di H. Beck. Volendo dare un giudizio comparativo direi anche che il menu di pesce, nella sua interezza, mi ha soddisfatto meno di quello di Uliassi probabilmente per alcuni piatti che non mi hanno convinto fino in fondo (soprattutto i primi).



Mappa

La Peca

Via Giovannelli, 2

36045 Lonigo (VI)