Data recensione
27/11/2010
Cucina
9
Ambiente
9
Servizio
9

Per festeggiare il compleanno di Ste, Paul ha deciso di prog...

La Peca recensito da

Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 200 €
Recensione
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Per festeggiare il compleanno di Ste, Paul ha deciso di progettare una visita a questo noto ristorante carico di riconoscimenti, tra cui due stelle sulla Guida Michelin e – non da ultimo – il secondo posto nella top ten de ilmangione.it.
Lasciata l’auto nel comodo parcheggio privato accanto al ristorante, notiamo subito il suggestivo edificio moderno in cui esso è collocato, al cui interno si trova uno degli spazi di ristorazione più ricercati da noi visitati nelle nostre umili peregrinazioni: una bella sala con camino per i fumatori al piano terra; al primo piano, invece, due sale diversamente strutturate con ampi tavoli ben distanziati e mise en place elegante ma senza fronzoli (con una piccola caduta di stile per quanto riguarda i bicchierini marchiati Ikea in cui ci verrà servito il pre-dessert; sull’ambiente, qualche perplessità per quanto riguarda l’abbondanza di cavi sospesi dei lampadari). Noi scegliamo di accomodarci in un angolo della seconda sala, con pavimento di parquet, soffitto di perlinato e ampie vetrate oscurate da tende leggere che ci offrono qualche scorcio sulla “bufera” di vento gelido che si sta sollevando all’esterno.

Il servizio, molto attento, è all’altezza del locale; unico appunto è il ritmo fin troppo sostenuto con cui viene svolto nella prima parte della cena. Subito ci vengono portati i menu e la carta dei vini (correttissima la scelta di rendere visibili entrambi sul sito del ristorante), tanto ampia da dover essere recata sopra un leggio in legno. Dopo una breve riflessione, scegliamo di orientarci sul menu degustazione pesce (in alternativa al poco più economico menu dei classici), con l’aggiunta di un piatto extra da dividere (ma che verrà servito sdoppiato); vista l’occasione particolare decidiamo anche di coccolarci con la degustazione al calice proposta in abbinamento al nostro menu e, data l’assenza delle amate bollicine in questo percorso, anche con un calice di aperitivo: tra le tre possibilità proposte prediligiamo un Cuvée Anna Maria Clementi di Cà del Bosco (Franciacorta).

Nel frattempo possiamo anche assaggiare qualche pane accompagnato da una soffice crema burrosa (ma burro non è); inoltre un cameriere ci fa anche scegliere da un vassoio alcuni grissini e pani croccanti.
A breve giro, un semplice appetizer: un bicchierino di crema di zucca con yogurt, ceci tostati e semi di zucca.

Poco dopo, ci viene già servito il primo degli antipasti, ovvero le tre tartare: palamita (forse), ricciola e scampo in cialda croccante, emulsione di cachi al limone e zenzero. Ciascuna delle tre finissime e freschissime tartare di pesce è racchiusa tra due cialde dolciastre e molto sottili; il piatto è rifinito con generose gocce della salsa di cachi, in cui a piacere si può intingere il pesce. Un discreto inizio.
Accompagna un intensamente profumato Sauvignon 2009 di Franz Hass (Alto Adige), con alto residuo zuccherino.

Capesante nostrane ai piselli bianchetti, gocce di pomodoro piccante e ristretto di vongole (anziché telline, come ancora riporta la carta) al pepe di Szechuan.
Forse il piatto in assoluto della serata, davvero eccellente. Alcune corpulente capesante sono appoggiate sopra una crema di piselli, felicemente ricca di clorofilla, con alcune gocce di ristretto di pomodoro, solo lievemente piccante; sul fondo del piatto un ristretto di vongole al pepe dal sapore veramente deciso, ma che lungi dal coprire la delicatezza delle capesante ne esalta il gusto; inoltre va citato anche l’elemento croccante fornito dalle briciole di pane al corallo di capasanta presenti sul bordo del piatto.
In abbinamento a questo piatto il vino cambia decisamente registro: Assyrtiko 2008 di Gaia Wines (Grecia), un bianco dalle note spiccatamente minerali.

Zotoli e calamaretti scottati, passata di fagioli Zalet e sedano di montagna.
Ultimo degli antipasti: ancora un piatto di altissimo livello, con il tocco particolare del sedano a pezzi finissimi e piacevolmente croccanti, in contrasto con la vellutatezza della passata di fagioli e la morbidezza dei calameretti. In abbinamento ancora l’Assyrtiko.

Gnocchi di patate alla cenere con vongole pugliesi, cappericce e fave.
Un piatto eccellente, assolutamente non scialbo. Solo Ste, al primo assaggio, ha provato un sapore marino un po’ pungente, forse conferito da alcune vongole crude.
L’abbinamento del vino cambia nuovamente registro con un vino per noi del tutto sorprendente: Earl 1994 di Madame Laroche presso Savannières (Francia – Loira), 100% di uve Chenin, un vino invecchiato più di tre lustri caratterizzato da colori e profumi che ricordano un Cognac gentile, mentre al palato si rivela fluido, secco e minerale. Questo vino ci accompagnerà ancora per i due successivi piatti.

Capelli d’angelo con essenza di pomodoro, la nostra ventresca sott’olio e origano fresco.
Piatto certamente ben fatto, su cui molto si è detto in altre recensioni, ma che – pur assolutamente gradevole – non suscita molta emozione, non lascia la “peca”.

A questo punto della cena, correttamente, lo chef ha deciso di inserire l’extra da noi richiesto. Le tre interpretazioni del fegato grasso: scaloppa ancora leggermente rosata con marasche; “wafer” di foie gras e nocciole; terrina con fragola e mela frasche e gocce di balsamico. Un piatto certamente ben strutturato e da noi molto amato,; molto gradito l’abbinamento con la frutta fresca. Il “wafer” invece rimane un po’ sotto quell’apice di piacere che la materia prima di solito ci regala, probabilmente per la “grassezza” non equilibrata da altri ingredienti.

Sul secondo, che poteva essere scelto tra due alternative, ci sdoppiamo.
Triglie di scoglio imbottite di porcini, crema di cornette e sugo di fagiano. Il piatto è sicuramente elegante, ma proprio per questo motivo tende un po’ a sfuggire qualora – e le porzioni minime non aiutano – non si riescano a far legare in bocca tutti i delicati sapori.

Eccellente è, invece, l’altro secondo (che ci viene proposto in alternativa al piatto previsto nel menu): anguilla al forno e all’orientale, gelato di piselli e zenzero e insalatina di mele verdi.
L’anguilla, perfettamente sgrassata grazie a quattro differenti cotture, ha un sapore rotondo e davvero molto piacevole, anche se forse un po’ troppo – per in nostri gusti – “appesantito” dalla salsa di sapore dolce e orientaleggiante.
Accompagna bene i due secondi un rosso leggero come il Tai Rosso del Brolo 2008 di Colle Bugano (Veneto).

Ahinoi, non ricordiamo il pre-dessert servito dentro un bicchierino, che viene portato insieme a una scatola aperta al tavolo contenente la piccola pasticceria.
Termina il nostro percorso un dolce goloso e perfetto: Come una cassata ai mandarini con gelato al pistacchio di Bronte e capperi disidratati.
Sopra un parallelepipedo di delicata cassata al profumo di mandarino, una sfera di intenso gelato al pistacchio, impreziosito dalla nota salata delle briciole di capperi disidratati.
Accompagna il passito “I Capitelli” 2008 di Anselmi (Soave – Veneto), dai profumi fruttati ma non eccessivamente dolce al palato.

Paul chiude con un buon caffè, prima di alzarci e scendere al piano terra per il pagamento. Là ci intratterremo amabilmente per un lungo tratto con i fratelli Portinari, prima di fare il breve viaggio che ci separa dall’albergo che ci si ospiterà per la notte.
Conto: due menu pesce 230; un piatto extra servito sdoppiato 40; due percorsi di abbinamento vino 100; due calici d’aperitivo 36 (un po’ troppo, no?), due caffè (ma in realtà era uno soltanto) 8; due bottiglie d’acqua 8; uno sconto di 22 euro. Totale: 400 euro.



Mappa

La Peca

Via Giovannelli, 2

36045 Lonigo (VI)