Data recensione
20/04/2010
Cucina
10
Ambiente
9
Servizio
10

Dell’eleganza di un ambiente luminoso, le ampie finestre c...

La Peca recensito da

Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 130 €
Recensione
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Dell’eleganza di un ambiente luminoso, le ampie finestre che spaziano sul verde dei colli circostanti, dell’accoglienza sapiente e completamente priva di quelle ingessature formali che ci si aspetterebbe per un ristorante baciato dal blasone delle due stelle gommate, di questo è già stato ampiamente scritto, così come della gentilezza dello staff e della famiglia Portinari. Il cliente si trasforma in ospite di riguardo di una casa di classe, dove la mano di Nicola e la grandissima sapienza pasticcera di Pierluigi sanno rendere felici sia il gourmet più smaliziato sia il timido avventore che approccia l’alta cucina moderna chiamandola ancora “nouvelle cuisine” con un’ampia dotazione di altri malcelati timori (si mangerà davvero?). Sì si mangia davvero, si mangia bene, si mastica, si annusa, si gode, partendo dalla fragranza di un pane croccante per arrivare all’aroma del caffè che accompagna la piccola pasticceria.

La carta dei vini ha un’ampiezza e una profondità tra le migliori in Italia, una particolare attenzione viene dedicata ai vini “fuori dal coro”, tra i quali i biodinamici vittime del manicheismo enologico imperante. Li si odia o li si ama incondizionatamente: si tratterebbe invece di distinguere quelli buoni da quelli meno buoni. Così questa sera, in un riuscito abbinamento al calice, iniziamo con un Sassaia del 2008, mineralissima garganega vinificata da Angiolino Maule de La Biancara, istrionico fautore della massima naturalità, così come tutti le etichette dei vignaioli che seguiranno.

Due ottimi appetizer, il primo a base di peperone, grana e prosciutto croccante e il secondo una piccola cornucopia croccante in cui giocano alghe e crostacei, precedono un antipasto.
Da mangiare rigorosamente con le mani, la focaccia alle alghe con maccarello, alici marinate, germogli primaverili e alghe in agrodolce rappresenta la quintessenza della gola: pura classe in forma di sandwich e, per inciso, dove vi capita una colonna sonora la cui sequenza randomizzata va da John Coltrane a Mozart, da Keith Jarrett a Pat Metheny passando per la bossa nova?
E qui ci vogliono Vodopivec e la sua Vitovska solo MM4 del 2004, in un crescendo di sensazioni balsamico-iodate.

Gli scampi rosolati con crema di carciofi, prete di maialino, kumquat e fave di cacao: altro susseguirsi di sapori il cui equilibrio è azzardo sulla carta e diventa armonia gustativa pura in bocca.
Delicata fresca mediterraneità, la cottura perfettamente al dente – e del resto Benedetto Cavalieri coi suoi prodotti non scherza – i capelli d’angelo con essenza di pomodoro, ventresca sott’olio (lavorata in proprio) e origano fresco.
E siamo a un doppio bivio, perché arriva nel bicchiere un meraviglioso quanto raro Durello Montemagro di Piccinini, piccola cantina di San Giovanni Ilarione: persistenza formidabile, corpo rotondo, colore quasi ambrato. Un vino senza pari che va ad accompagnare i tagliolini di carruba mantecati alla crema di broccolo fiolaro con ostriche, garusoli e limone marinato: piatto della serata e piatto dell’anno, di una complessità assoluta e della massima piacevolezza. Un ottovolante di sensazioni, quintessenzialmente la quadratura del cerchio.

Non che a questo punto si possa comunque dimenticare l’anguilla al forno con salsa all’orientale gelato di piselli e zenzero insalata di agretti e mela verde. Carni perfettamente sgrassate, anche con l’ausilio di un calice di tannicissimo, speziato georgiano fermentato sei mesi con raspi e bucce e maturato in anfora: Rkatsiteli grand cru Tsarapi della cantina Prince Makashvili, annata 2007. E anche l’anguilla si fa nobile.
Diventa obbligatorio un assaggio di oca in pignatto in crosta di patate con crema di mango,insalata del suo collo bollito con bruscandoli, asparagine, sciopeti e ravanelli: morbida, grassa, equlibrata dall’acidità del frutto esotico e dalla lieve sensazione amarotica delle verdure.
Degno abbinamento, dallo Jura, Arbois-Pupillin 2000 Domaine Pierre Overnoy.

L’uovo cremoso al cioccolato bianco con piccole meringhe,fragole e zabaione al Pignoletto è il primo dei due capolavori dalla carta dei dolci: da gustare boccone dopo boccone, tra stupendi contrappunti di dolcezza e acidità.
Conclusione croccante, dolce-non-dolce con le sue mille sfaccettature: sfoglie di bignè caramellati con mousse di caprino gelatina e spuma di chinotto, riduzione di birra.
Piccola pasticceria, caffè, due chiacchiere con uno chef molto in cucina e poco sotto i riflettori: ai vertici della ristorazione italiana, fuor di dubbio.
Spesa, sostenibile e assolutamente contenuta per il livello di eccellenza, 130 euro.



Mappa

La Peca

Via Giovannelli, 2

36045 Lonigo (VI)