Data recensione
06/12/2009
Cucina
9
Ambiente
7
Servizio
8

Quest'oggi siamo in trasferta nella provincia di Brescia, pi...

Miramonti l'Altro recensito da

Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 155 €
Recensione
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Quest'oggi siamo in trasferta nella provincia di Brescia, più precisamente in località Costorio di Concesio, per un'altra tappa del nostro viaggio alla scoperta di nuovi locali; la destinazione odierna risulta essere infatti il ristorante Miramonti l'Altro.
Raggiungiamo agilmente la meta e parcheggiamo; subito notiamo che, se non fosse proprio per l'ampio posteggio, il ristorante si potrebbe facilmente scambiare per una graziosa villetta in stile liberty, come le tante che la circondano in questa tranquilla zona residenziale; esternamente, infatti, solo una targa con il nome del locale ed una dell'associazione "Le Soste" ricordano la natura dell'edificio.

Entriamo e veniamo subito accolti in una sala dedicata, successivamente siamo fatti accomodare in un ampio tavolo d'angolo nella parte destra della grande sala da pranzo. Abbiamo quindi modo di guardarci attorno ed osservare l'ambiente che oggi ci ospita: il bianco regna incontrastato sulle pareti e sul soffitto, quest'ultimo decorato con fregi in finto stucco di dubbio gusto e sostenuto da colonne in metallo grigio dal design quantomeno aberrante, del parquet in legno scuro coperto da numerosi tappeti riveste il pavimento. L'atmosfera risulta ariosa ed i tavoli mediamente distanziati, séparé finto-d'epoca in vetro smerigliato con stampe vegetali (soggetti ripresi pure nei quadri alle pareti) dividono l'ampia sala in distinti ambienti; grandi vetrate in stile liberty si affacciano sul bel giardino, già decorato dalle luminarie natalizie. L'lluminazione è garantita da lampade a soffitto e stand, invero bruttine, mentre la musica di sottofondo è di tipologia variata, gradevole, soprattutto dopo la nostra richiesta di ridurne il volume. La seduta risulta assicurata da seggiole in legno bianco con seduta in paglia, gradevoli alla vista e comode. Per ultima ci colpisce la mise en place: tovagliato in cotone bianco puro di ottima qualità, così come le porcellane decorate con motivi floreali, che fungono da sottopiatti, e bianche, dedicate al servizio delle preparazioni, dal design lineare, nonchè i fini cristalli Spiegelau; posateria e complementi da tavola in argento di ottimo livello e gradevole design; decora infine la tavola una piantina grassa in vaso.

Ci viene subito servita l'acqua minerale naturale Valverde accompagnata da un calice di Franciacorta Brut San Cristoforo non millesimato, Bruno Dotti, sufficiente ma nulla di più, che ci accompagnerà nella lettura delle ampie carte, presentanti tre menu degustazioni di differente tipologia e prezzo. Noi opteremo per il più ricco dei tre, "Il gran menù del goloso curioso", al quale chiediamo di sostituire il primo piatto con due assaggi di altrettanti grandi classici del Miramonti: il risotto ai funghi e formaggi dolci di montagna e le farfalle alle frattaglie di capretto e tartufo nero. Ci orientiamo pure sull'abbinamento al calice proposto dalla Signora Piscini, curiosi di assaggiare qualcosa di inedito.

Giunge quindi in tavola il cestino dei pani, tutti tiepidi e fragranti, così articolati: panini al latte, alla pancetta, focaccina all'extravergine, sfoglie al sesamo e ai semi di papavero. Come detto caldi e appena sfornati, peccato che al successivo ricambio si presenteranno freddi e un poco coriacei.

Riceviamo con piacere un amuse gueule da parte dello Chef: Trancetto di salmone scozzese cotto unilateralmente su leggera polentina al nero di seppia, schiuma al vino bianco, uova di trota e germogli. Inizio fresco e stimolante, con una grande materia prima che ci appare fin da subito manipolata con giudizio e raffinata tecnica.

Partiamo quindi per il nostro viaggio gastronomico.
Crema e confit di anatra all'aceto di mele verdi e con il suo pop-corn, caramella fritta e cioccolatino di foie gras, coppetta alla gelatina di Picolit e crema tiepida al fegato grasso affumicato.
La preparazione si divide in due singole presentazioni, la principale risulta essere una delicatissima e setosa crema a base di fegato grasso d'anatra coronata da un sottile giro di emulsione all'aceto di mele verdi e balsamico tradizionale, dei sottili trancetti di magret d'anatra confit sono disposti su di essa, coronano il tutto dei minuti pop-corn a base di pelle del volatile; a parte riscontriamo, in un altro vassoietto individuale, altre piccole leccornie: una caramella fritta il qual ripieno altro non è che delicatissimo foie gras completamente liquefatto (semplicemente divina); una famosa accoppiata del Miramonti - gelatina di Picolit e crema spumosa di fegato grasso - fa capolino nella coppetta da Martini (favolosi i contrasti dolce-amaro-caldo-freddo nonchè quelli cromatici e di consistenze); si conclude con un piccolo cubo di fegato d'anatra cotto en torchon, passato in scaglie di tartufo nero, avvolto nel cioccolato fondente quindi spolverato di cacao amaro (interessanti l'amalgama di sapori e gusti, ma presentato ad una temperatura glaciale).
A tutto gusto!

Continuiamo con Bomboniera di merluzzo e tartufo nero del Périgord con purea di patate ratte, spezie ed erbe aromatiche, astice blu della Bretagna al vapore.
In una preziosa boule di cristallo troviamo una candida - nei toni, nelle consistenze e nei sapori - miscela di crema di merluzzo e purea di patate ratte riccamente mantecate rispettivamente, all'olio extravergine del Garda e al burro fresco; sotto ad esse troviamo una densa e profumatissima pasta al tartufo nero, senza dubbio di origine casalinga; corona il tutto una coda d'astice lievemente cotta al vapore e quindi scaloppata. Grandissimo equilibrio fra tutti i protagonisti di questa portata, con il crostaceo esaltato dal gustativamente ricco entourage; invero il trucco per ottenere il massimo godimento palatale è miscelare delicatamente il contenuto della bomboniera, così da permettere al tartufo di presentarsi olfattivamente nonchè di perdere parte della sua assoluta sapidità, mitigata dalle restanti componenti.
Soave.

In abbinamento troviamo un Fiano di Avellino 2007, Pietracupa. Discreto bianco dal color paglierino dorato; al naso leggeri sentori di fiori bianchi e nocciole, con buona mineralità; in bocca è piacevolmente acido e dotato di una complessità non indifferente.

Ecco giungerci un'altra portata.
Noci di capesante arrostite, marinata di verdurine miste e pomodorini datterini confit.
Due grosse coquilles Saint-Jacques sono delicatamente arrostite in burro chiarificato, esternamente croccanti ed ancora piacevolmente crude all'interno; esse sono accompagnate da due piccole quenelle di brunoise di verdurine marinate, praticamente una sorta di ratatouille estremamente delicata e dal gusto lievemente agre; completano la presentazione un filo d'olio extravergine e due piccoli pomodorini datterini privati della buccia e dolcemente canditi in forno a bassissima temperatura. Piatto apparentemente semplice ma ambasciatore di grande equilibrio palatale, dove l'agro delle verdurine viene perfettamente mitigato dai dolcissimi pomodorini, esaltando la capasanta in modo esemplare.
Equilibrato.

Proseguiamo con Composta e crema di astice blu della Bretagna, hamburger di scampi profumati alle erbe aromatiche, topinambur morbidi e croccanti.
Al centro del piatto fondo riscontriamo una composta a base di tartare di astice accoppiata ad una densa purea di topinambur, esse sono generosamente irrorate da una tiepida e schiumosa crema a base di bisque del medesimo crostaceo; à coté troviamo un mini hamburger, cotto velocemente alla piastra, ottenuto con delle code di scampi tritate e condite con erbette aromatiche; decorano il tutto e donano croccantezza sottilissime e croccanti chips di topinambur. Altro piacevole interpretazione a base ittica, davvero golosa; abbiamo però riscontrato un'eccessiva sapidità sia nell'hamburger di scampi, dove le erbette aromatiche ivi presenti non hanno reso possibile l'apprezzamento del gusto delle teneri carni, nonché nella purea di topinambur; qui il sentore di carciofo tipico del tubero è davvero preponderante sulla tartare di astice.
Intenso.

Ecco arrivare un altro piatto.
Zuppetta di pesce allo zafferano, latte di mandorle e spezie dolci.
La zuppetta di pesce è composta da diverse varietà di pescato (salmone, rana pescatrice, gambero, astice, sogliola), tutti perfettamente portati a cottura; essa è aromatizzata, nonché colorata, con dei pistilli di zafferano e raffinata grazie al latte di mandorla e una miscela di spezie a tendenza dolce; la decorazione è completata da una sottilissima julienne di erbette aromatiche coronanti la preparazione. Decisamente uno dei migliori piatti della nostra cena, perfetta la cottura individuale delle varie componenti ittiche, magistralmente abbracciate dal duo latte di mandorle-spezie dolci/zafferano, dall'incredibile equilibrio gustativo dolce/amaro, evidentissimo quest'ultimo assaggiando il piccolo pezzetto di filetto di salmone presente nella zuppa.
Avvolgente.

Nei calici riscontriamo un Basilicata Rosato IGT Il Rogito 2005, Cantine del Notaio. Gradevolissimo Aglianico in purezza vinificato in rosato e barricato; il colore è uno splendido rosa antico con riflessi rubino, bellissimi gli archetti fini ed assai sviluppati; olfattivamente colpiscono subito i sentori cerosi, poi ciliege sotto spirito e spezie; in bocca è ricco, suadente, quasi grasso e cremoso. Particolare.

Riceviamo quindi un intermezzo Gin Fizz.
In una piccola coppetta ecco presentarsi una bianca quenelle di sorbetto al limone; essa poggia su una gelatina trasparente al gin ed è accompagnata da sottili scorzette di limone leggermente candite nonché da polvere di ginepro, grossolanamente tritata. Anche in questo caso il trucco risulta essere mescolare le varie componenti, che riportano alla memoria il classico cocktail che dona il titolo alla preparazione; il risultato è una vera e propria "lavatrice per il palato", tanta è la freschissima forza pulente che raggiunge le papille gustative.
Azzerante.

Siamo pronti per due assaggi di rispettivi grandi classici del locale.
Farfalle con frattaglie di agnello da latte e tartufo nero.
Delle farfalle di ottima fattura sono riccamente mantecate in un sugo di frattaglie di agnello arricchito da un'elevatissima percentuale di tartufo, la cui cremosità risulta davvero accentuata. Perfetto il connubio fra il tartufo e le frattaglie, due elementi estremamente decisi che combinandosi formano un insieme che caratterizza fortemente il gusto della pietanza, comunque estremamente equilibrato ed assolutamente non stancante.
Opulento.

Risotto ai funghi e formaggi dolci di montagna.
Signori, giù il cappello! Uno dei migliori risotti che mi sia mai capitato di assaggiare (arriva ad insidiare il primato del "Risotto come un Caciucco" della Signora Feolde). Esso viene servito da una pirofila di portata a discrezione (fate attenzione a non esagerare, invero la tentazione di un secondo passaggio è quasi irresistibile); il capolavoro viene realizzato grazie alla mantecatura ottenuta tramite una speciale selezione di formaggi dolci del Bresciano e sottili lamelle croccanti di funghi porcini velocemente saltate in padella.
Un vero e proprio idillio gustativo!

Ripresi dal turbinio di sapori siamo pronti per il piatto principale.
Insalata di quaglia al miele con la variazione delle sue uova in salsa agra di soia.
I piccoli petti di quaglia, ben quattro per ogni commensale, sono perfettamente marinati, indi scottati ed infine finiti di cottura nell'intingolo che funge da salsa, essi sono altresì abbinati ad una variazione dell'ovetto di quaglia presentato al tegamino, in camicia, sodo e strapazzato al tartufo; completa la presentazione una piccola insalatina novella. I gusti della pietanza sono, tanto per smentirsi, perfettamente calibrati e finemente cesellati, le uova, poi, spezzano la monotonia della degustazione della sola carne apportando sempre inediti input palatali; gradevole a ripulire il palato, fra un boccone e l'altro, l'insalatina di campo.
Ottimo.

Prima dell'immensa selezione di formaggi, una piccola anteprima.
Crème brûlée di gorgonzola e mostarda senapata.
Al centro del piccolo piatto di porcellana nera ecco l'apparentemente classica crème brûlée, preparata con una crema di gorgonzola ad alta stagionatura e un passato di mostarda. I gusti della pietanza sono davvero potenti, quasi opprimenti direi, la crosta zuccherina riesce solo minimamente a contrastare i sentori degli altri ingredienti presenti nel piatto.
Sferzante.

Un commensale non gradisce i gusti decisi della preparazione quindi, appositamente per lui arriva Mini cappuccino di funghi misti su lamelle di porcino, polvere di spugnole essiccate e piccola brioche salata.
Sul fondo di una classica tazza da cappuccino in vetro troviamo sottili lamelle di porcino delicatamente brasate, su di esse riscontriamo un'eterea schiuma a base di zuppa di funghi misti; decora la presentazione, direttamente live al tavolo, una spruzzata di polvere di spugnole essiccate in luogo del classico cacao; una piccola e fragrante briochina salata completa l'opera davvero ben eseguita.
Delicatissimo.

Ed ecco il principale atout del Miramonti l'Altro.
I carrelli dei formaggi del Miramonti.
Due immensi carrelli sono fatti accostare alla tavola e l'imbarazzo della scelta prende immediatamente piede, innumerevoli varietà di formaggi nazionali sono ordinatamente disposte davanti ai nostri occhi, a dir poco estasiati. Riusciamo finalmente ad operare una scelta tutta orientata ad una produzione locale, con due unici excursus in Piemonte, per un Castelmagno, ed in Campania per un Provolone del Monaco semplicemente straordinario. Le nostre selezioni risultano validamente accompagnata da una confettura di cipolle rosse e da una leggerissima mostarda di pere in pezzi, nonché da un superbo pane tiepido all'uvetta sultanina ed ai fichi.
Una delle migliori selezioni nell'intero panorama italiano.

In accompagnamento ai piatti succitati ci è stato servito un Vitiano 2007, Cantine Falesco. Rosso poco corposo; al naso leggeri sentori di frutti di bosco e vaniglia; al palato la persistenza risulta davvero ridotta. Globalmente non in grado di sostenere la carica gustativa dei piatti.

Ecco giungerci un piccolo pre-dessert, distensivo: Piña Colada.
In una piccola coppetta troviamo una rivisitazione della classica Piña Colada composta da una leggerissima mousse di yogurt poggiante su una setosa crema di ananas e liquore al cocco; decorano il tutto delle piccole briciole di croccante all'ananas piacevolmente frizzanti al palato.
Rinfrescante.

Chiudiamo con il Classico per antonomasia del Ristorante di Concesio.
Gelato alla crema "Miramonti" con cioccolata calda.
Al tavolo giunge un ampio vassoio contenente un altro biglietto da visita del locale, appena uscito dalla mantecatrice, il famoso gelato alla crema "Miramonti"; una volta sporzionato in finissime coppette in cristallo ed assaggiato esso si rivela una vera e propria "madeleine Proustiana", perfetta l'amalgama dei ricchi ingredienti che lo compongono, così come la finissima consistenza cremosa dovuta alla preparazione totalmente casalinga, come quello della mamma, anzi, forse anche meglio! L'unico difetto minore è la presenza non meglio specificata di una leggera nota di limone. Consiglio inoltre di non aggiungere il cioccolato previsto come complemento visto che quest'ultimo non rende giustizia alla qualità del gelato, invero solo discreta quella del cacao.
Goloso ricordo d'infanzia.

A sposare la parte finale della cena ecco un Verduzzo Passito Soandre 2006, Bosco del Merlo. Piacevole prodotto con un bel color ambra dorato; al naso leggero accenno di menta con in primo piano uva sultanina e scorze di agrumi; in bocca domina il miele, gradevole altresì la freschezza come assai sviluppata l'intensità.

Decisamente felici concludiamo con un caffè Damiani, buono, e una gradevole chiaccherata insieme allo Chef Leveillé trastullandoci fra le infinite petites friandises, di esemplare fattura, varietà e freschezza: cannoncini alla crema di vaniglia, meringhette alla panna montata, mini muffins, macarons agli agrumi, tartellette al cioccolato fondente e foglia d'oro, scorze di mandarini candite, mandorle glassate allo zucchero e gelées all'albicocca.

Il conto presenta un totale pari a 465 €, così suddivisi: tre "Gran menù del goloso curioso" 330 €, tre degustazioni da tre vini a rabbocco libero 75 €, tre calici di Franciacorta 24 €, tre caffé 12 €, sei bottiglie di acqua minerale Valverde 24 €. Il vino da dessert ci è stato gentilmente offerto.

Conclusioni.
Grande cena quella orchestrataci dal bretone di nascita, ma bresciano d'adozione, Phillippe Leveillé. Dalla sua linea di cucina, nelle materie prime come pure nelle preparazioni dei piatti, si evincono senza dubbio le sue origini transalpine; mentre gli abbinamenti, le idee, alcune ricette tipiche sono di chiaro stampo nazionale. Una cucina che abbraccia e riscalda il cuore, dove non si ha finalmente timore a fare uso con nonchalance, ma pur sempre con il giusto senno, di burro e latticini, per un ensemble ricco ed avvolgente, il cui emblema è rappresentato sicuramente dal golosissimo risottino.
Tutto quasi perfetto quindi, se non fosse per alcune (pochissime) preparazioni dai contorni grossolanamente smussati, leggermente poco eleganti, così come l'esecrabile decisione di proporre degustazioni al bicchiere, ancorché economicamente convenienti, di un livello qualitativo non propriamente adatto a quello della cucina.

Servizio invero ed inaspettatamente un poco impreciso, qualche confusione nelle posate e nel servizio delle pietanze, ma tutto sommato comunque sempre molto presente; brava la padrona di casa e caposala, Signora Piscini, ed il solerte ragazzo addetto ai formaggi che ha posto risposta, con dovizia di particolari ed interessanti informazioni, a tutte le nostre curiosità. Grande l'attenzione anche per i più piccoli dettagli, come il cappuccino ai funghi espressamente preparato.
Il costo dell'intera esperienza presso codesto ameno ristorante presenta rapporto qualità/prezzo più che buono.



Mappa

Miramonti l'Altro

Via Crosette, 34

25062 Concesio (BS)