Con un gruppo di amici (eravamo 18) abbiamo prenotato per una serata in cui c'era un menu particolare: a base di erbe di campo abbinato a Moscati valdostani, al prezzo di € 40.
Ottima l'accoglienza con ringraziamenti per avere deciso di pranzare d...
Recensione di:
omero42
Inviata il: 26/05/2010
Livello utente: Recensore
giovedì, 17 settembre, 2009
Dopo alcuni tentativi, purtroppo andati a vuoto per svariati motivi, di provare questo locale ho deciso di inserirlo, come tappa obbligatoria, nel tour Romagna-Marche-Lazio-Toscana che ho programmato con mia moglie.
Per meglio gustare la cucina con l...
Recensione di:
frascolo
Inviata il: 19/09/2009
Livello utente: Mangione VIP
sabato, 25 ottobre, 2008
Finalmente riusciamo ad andare alla scoperta di questo, per noi nuovo ristorante. Premetto che quando ho telefonato per la prenotazione, mi è stato molto gentilmente avvisato che ci saremo trovati in compagnia nella saletta ad un tavolo con una ventin...
Recensione di:
charlye70
Inviata il: 26/10/2008
Livello utente: Recensore
giovedì, 25 marzo, 2010
Quante volte negli ultimi anni vi sono passato vicino e quante, dovendo scegliere fra questo e un altro posto cui sono molto affezionato, ho fatto decidere al cuore. Questa volta una sosta più lunga ci ha consentito di andare da entrambi, ovviamente in ...
Recensione di:
maxbor
Inviata il: 27/04/2010
Livello utente: Mangione VIP
domenica, 28 giugno, 2009
Come tappa conclusiva della nostra settimana cultural/gastronomica avevamo un paio di opzioni, ma alla fine abbiamo scelto la Trattoria al Gambero Rosso che era l’ideale come tappa intermedia del viaggio di ritorno.
Arriviamo per le 13, troviamo post...
Recensione di:
scogghi
Inviata il: 26/07/2009
Livello utente: Buongustaio
domenica, 11 novembre, 2007
La migliore accoglienza che abbia mai ricevuto: con queste parole voglio ringraziare tutti componenti della famiglia Saragoni, sperando che leggano un giorno questa recensione, perché è davvero rara e preziosa la loro capacità di far sentire a casa ...
Con un gruppo di amici (eravamo 18) abbiamo prenotato per una serata in cui c'era un menu particolare: a base di erbe di campo abbinato a Moscati valdostani, al prezzo di € 40.
Ottima l'accoglienza con ringraziamenti per avere deciso di pranzare da loro, nonostante la distanza da Ravenna (circa 80 chilometri).
Dopo una interessante, ma un po' lunga, introduzione sui vini valdostani tenuta da un enologo della cantina produttrice, ci è stata servita la prima portata: formaggio raviggiolo alle erbe di campo, fresco antipasto molto buono.
Ha fatto seguito un tortello alla lastra con ortica e caprino fresco e una zuppetta di erbe di campo, il tutto degno di menzione.
Come pasta ci hanno portato tagliatelle ripiene di erbe con fave e formaggio di fossa romagnolo e passatelli verdi asciutti con stridoli, salsiccia del Casentino, che si trova in Toscana ma a circa 10 chilometri dal locale, e aglietto fresco. Quest'ultimo piatto un po' troppo sapido, causa la salsiccia molto abbondante.
In attesa della portata successiva si è presentato il padre della titolare con un cesto pieno dei tipi di erbe usate per il pranzo da lui raccolte personalmente nei campi e nelle colline.
La portata di carne è consistita in coniglio farcito con finocchio selvatico, e qui purtroppo è mancato un po' di equilibrio, in quanto il sapore del finocchio copriva troppo quello dell'arrotolato di coniglio.
Abbiamo terminato con un eccellente sorbetto alla menta selvatica.
In quanto ai vini erano tutti molto buoni, in particolare l'annata 2005, ma non tutti li hanno graditi in quanto "frizzanti" e noi in Romagna siamo abituati a vini fermi e più corposi, tipo Sangiovese.
In complesso, a detta di tutti, una bella serata in un ambiente simpatico con buoni cibi e con titolari senza la puzza sotto al naso.
Quante volte negli ultimi anni vi sono passato vicino e quante, dovendo scegliere fra questo e un altro posto cui sono molto affezionato, ho fatto decidere al cuore. Questa volta una sosta più lunga ci ha consentito di andare da entrambi, ovviamente in giorni differenti, e pazienza se dalla capitale romagnola, dove abbiamo alloggiato, io e la mia metà ci siamo dovuti sorbire per due volte un bel po’ di E 45, “famosa” superstrada i cui lavori di sistemazione hanno raggiunto tempi biblici.
Comodo risulta il parcheggio nella vicina piazza e gradevole è anche il primo impatto con un ambiente curato e una ricezione gentile e sorridente.
I tavoli sono apparecchiati in modo semplice ma gradevole e hanno il pregio di essere ampi e ben distanziati.
Dopo aver scelto un Pignoletto Vallone 2008, vino bianco frizzante dalla gradazione non elevata (11,5°) che risulterà un buon abbinamento per tutto il pasto, ci arriva un’offerta della cucina: una tartina con fegatelli di piccione. Cortese la sua sostituzione per me, che non mangio frattaglie, con dei cubetti di buona mortadella.
Segue la decisione di optare per una degustazione di primi e di dolci che elenco in sequenza.
Zuppa di cicerchie (un legume) e spoja lorda, basotti (tagliolini asciugati in forno con il brodo), passatelli asciutti con ragù di bovina romagnola, cannoli ripieni di erbe con baccalà mantecato, maltagliati con ragù di cinghiale, gnocchi con farina di castagne conditi con ragù di capriolo e tortelli di patate con formaggio di fossa.
Sono ben sei (a richiesta, solo a me, gli gnocchi sono sati sostituiti con i maltagliati) ma non si corre il pericolo di fare una indigestione perché le quantità sono calibrate in modo da non appesantirci lo stomaco.
Ora devo dire di altri due aspetti. Le preparazioni sono ben eseguite ma, a dispetto delle articolate denominazioni, non sono inquadrabili in contesti particolarmente elevati. Appartengono ad una sana, onesta, casalinga cucina di territorio ma poco più.
Non ci siamo però affatto con il prezzo. Ben 30 euro a testa per l’assaggio di sei primi che, tra l’altro, non hanno ingredienti di particolare pregio, anzi più d’uno appartiene alla cucina povera ed al riciclo degli avanzi, sono a mio parere eccessivi. Lo ritengo addirittura abnorme.
I dolci sono una delusione ancora maggiore. In un unico piatto vengono disposti e serviti sei piccoli assaggi di: lattaiolo (una specie di budino), zuppa inglese, tortino di castagne con salsa al cachi, crostata con fico caramellato, mascarpone, caffè in forchetta.
Il loro livello medio è poco più della sufficienza. Quasi industriale il sapore del lattaiolo, poco convincente la zuppa inglese priva di cioccolato, insapore la gelatina di caffè (di moka) scenograficamente servita in una tazzina. Migliori gli altri.
E’ un posto dove è difficile trovarsi di passaggio ma ci si deve appositamente recare. Per quanto mi riguarda non c’è nulla che mi induca a ritornarci né a consigliarlo. Per quanto riguarda il costo, non economicissimo, ritengo che non basti a giustificarlo l’ambiente e un servizio senz’altro ospitale.
Sopravvalutato.
Il conto: coperti € 5,00; vino € 10,00; acqua minerale € 2,00; due degustazioni primi € 60,00; due dolci misti € 20,00; Totale € 97,00.
Prezzo a persona € 49,00.
Dopo alcuni tentativi, purtroppo andati a vuoto per svariati motivi, di provare questo locale ho deciso di inserirlo, come tappa obbligatoria, nel tour Romagna-Marche-Lazio-Toscana che ho programmato con mia moglie.
Per meglio gustare la cucina con la massima calma ho deciso non solo per la cena ma anche per il pernottamento.
Non mi soffermerò a descrivere il locale in quanto già fatto da altri recensori e comunque visibile sul sito del locale in Internet.
Non appena scesi nella sala da pranzo siamo stati accolti con grande cortesia e affettuosa professionalità dalla sig.ra Michela (figlia dei titolari) nonché sommelier patentato e adetta alle comande che ci ha fatto accomodare ad un tavolo alquanto spazioso ed elegantemente apparecchiato.
Per la cena ci siamo totalmente affidati ai suoi suggerimenti specificando unicamente che, purtroppo (stante anche l’età), non saremmo stati in grado di gustare un pasto completo.
Quindi la mia scelta è caduta su un assaggio di quattro primi e su un secondo di filetto di maiale con le mele.
Mia moglie ha optato per un antipasto con tortelli alla lastra e misto di salumi e due primi.
Per quanto riguarda la beva, su consiglio della sig.ra Michela, ho scelto un calice (poi bissato) di Sangiovese Podere Vecciano Montetauro risultato, per i miei gusti, ottimo.
In attesa della prima portata è stato offerto un piccolo appetizer con della panzanella e delle melanzane sott’olio fatte da loro, semplicemente scuisiti.
Veniamo ora ai miei quattro assaggi di primi; pappa al pomodoro (che non ha nulla a vedere con quella toscana o umbra) dove il pomodoro è solo accennato e l’assemblaggio dei vari componenti è semplicemente perfetto ; bassotti, piatto particolarissimo costituito da sottilissimi tagliolini all’uovo cotti in brodo di carne e passati al forno con formaggio, buonissimi; cappeletti con ripieno di ortiche e conditi con un sugo di erbe e formaggio pecorino toscano, delicatissimi e per chiudere lasagna (due sfoglie di pasta con ripieno di fonduta) con funghi porcini e tartufo nero, abbinamento ardito ma ben amalgamato anche se con tutti i gusti ben distinti.
Il filetto di maiale, fatto a tocchetti, con accompagnamento di mela e fiore di zucchina fritto, tenerissimo, delicato e cotto alla perfezione.
Ottimo e abbondante il cestino del pane con diverse qualità, alcune condite.
Non descrivo i piatti ordinati da mia moglie in quanto non li ho assaggiati.
Abbiamo chiuso con una selezione di quattro dolci; yogurt fresco con marmellata di susine; zuppa inglese con uova biologiche (e si vedeva per il colore giallo sbiadito); lattaiolo (specie di budino di latte uova e zucchero con traccia di alchermes) e per chiudere caffè in forchetta alla Paolini, tutti molto buoni e assolutamente particolari, sia negli ingredienti che nella preparazione.
Durante la cena è venuta, gentilmente, a salutarci lo chef sig.ra Giulia mentre ci ha intrattenuto cordialmente e piacevolmente a lungo il sig. Moreno, marito della stessa, con il racconto della storia del locale, della filosofia che presiede la loro cucina della tipicita degli ingredienti, ecc.
Abbiamo passato una serata resa perfetta non solo dai cibi degustati ma anche e soprattutto dalla cortesia, dalla gentilezza e dal calore di tutta la famiglia del titolare nonché dei loro professionalissimi collaboratori.
Totale della comanda: due calici di vino, una bottiglia di acqua minerale, coperti, due primi, un antipasto, un assaggio di quattro primi, un secondo, dessert con quattro assaggi.
Il conto finale di 65 € pari a 32,5 € a persona è risultato più che accettabile.
Conto di ritornare presto perché ho lasciato il cuore sulla trippa e sulla minestra di castagne.
Come tappa conclusiva della nostra settimana cultural/gastronomica avevamo un paio di opzioni, ma alla fine abbiamo scelto la Trattoria al Gambero Rosso che era l’ideale come tappa intermedia del viaggio di ritorno.
Arriviamo per le 13, troviamo posto nella piazza antistante la trattoria.
Nella saletta d’ingresso ci sono dei tavolini, dei divanetti e il bancone del bar con la cassa.
Michela, la figlia dello chef, che gestisce la sala, ci accoglie in modo splendido. Veniamo accompagnati al tavolo a noi assegnato che si trova nella seconda sala.
L’ambiente è rustico, ma con un tocco di eleganza. Tavoli finemente apparecchiati, al cui centro si trova un piccolo vaso con fiori freschi e petali di rose. Alle pareti delle credenze molto belle con pizzi e merletti che adornano le mensole.
Arrivano i menu e ci viene subito chiesto se gradiamo dell’acqua. Il servizio sarà veramente perfetto dall’inizio alla fine, svolto dalla signora Michela e da altro personale di sala.
Accolti come se si fosse a casa di amici, ma anche con una notevole professionalità nella spiegazione dettagliata di tutti i piatti.
I menu ci mettono in difficoltà, ci sono troppe pietanze che vorremmo provare! Per fortuna in fondo alla pagina scoviamo una degustazione di sei primi. Pensiamo subito che non possiamo farcela sfuggire e quindi optiamo per quella.
Oltre al menu degustazione dei primi scegliamo anche un antipasto. “Tortelli sulla lastra” con salumi e formaggi e per secondo trippa in bianco.
La signora Michela ci consiglia (vista la comanda) di prendere un “tortelli alla lastra” da dividere in due, siamo indecisi ma alla fine accettiamo il suo consiglio.
Dalla cantina ordiamo una bottiglia di Sangiovese Casa i Frati di Bragagni. Questo vino si rivela una piacevolissima sorpresa, veramente molto buono.
Arriva la prima entrée:
Battuta di lesso con salsa verde: si inizia proprio bene.
Arriva anche un'altra entrée, ma purtroppo non ne ricordo la descrizione.
Antipasto. Tortello sulla lastra con salumi e formaggi; era diviso in due, quindi per ognuno un tortello: ha proprio la forma di tortello , la pasta è fatta con farina ed acqua e il ripieno è di patate. Cotto poi su una lastra particolare per diffondere uniformemente il calore. Accompagnato da prosciutto crudo, salame, capocollo e come formaggio un pezzetto di raveggiolo. Ci pentiamo subito di averne presa una porzione in due. Tutto veramente squisito. Il tortello è fantastico, molto buoni e di gran qualità i salumi, strepitoso il formaggio di una freschezza incredibile.
Partiamo ora con la degustazione dei sei primi. Come detto i piatti saranno tutti dettagliatamente spiegati. Anche se trattasi di degustazione di più piatti le porzioni saranno abbondanti.
Pappa col pomodoro. Piatto molto buono e diverso da quelli in altre occasioni gustati, nel senso che il pomodoro è una minima parte nel piatto e, quindi, rispetto al solito il piatto rimane bianco.
Basotti. Piatto strepitoso, qualcosa di veramente fenomenale. Sono dei tagliolini che vengono cotti in forno con brodo di gallina e manzo, fino a quando tutto il brodo non viene assorbito e si forma una crosticina dorata sopra.
Passatelli asciutti con finocchio selvatico. Un'altra grande sorpresa. Non avevo mai mangiato i passatelli asciutti; qui, in estate, vengono serviti semplicemente con del pomodoro, stridoli e finocchietto selvatico.
Cappelletti con ripieno di ortica. Anche questo piatto è straordinario. La pasta dei cappelletti è notevole, la cottura perfetta, serviti con del pomodoro fresco e dei fiori di lavanda a guarnire il piatto.
Piccola lasagna ai funghi porcini e tartufo scorzone. Piatto gustoso e saporito, molto ricco. I funghi porcini sono presenti con generosità e risultano essere molto gustosi, lo scorzone è grattato con grande generosità nel piatto.
Tortelli di patate al formaggio di fossa. Piatto buonissimo. Tortelli di patate gustosissimi, formaggio di fossa grattato sopra a scaglie e delle erbe spontanee delle quali purtroppo non ricordo il nome.
Finita la nostra degustazioni di primi siamo veramente soddisfatti e sempre più entusiasti di questo posto.
Dopo una giusta pausa arriva il nostro secondo.
Trippa in bianco. Mi devo ripetere, anche questo piatto è eccezionale. Trippa servita quasi asciutta con pochissimo pomodoro. Accompagnata da una fetta di pane aromatizzata, tanto parmigiano, cannella e chiodi di garofano. Abbiamo gustato veramente il sapore della trippa!
Finiamo le nostre portate e siamo veramente soddisfatti.
Dopo poco arriva la signora Michela, chiedendoci come vogliamo concludere; quasi come battuta ci chiede se vogliamo fare la degustazione di tutta la carta dei dolci, ma noi non la facciamo neanche finire, rispondendo “perché no?”
Quindi degustazione dei dolci locali e della tradizione.
I dolci tutti non li ricordo! Erano undici!
Nel primo piatto erano presenti: il caffè in forchetta, praticamente una tazzina di caffè quasi ghiacciato ma cremoso; zuppa inglese, e una tazzina con del lattaiolo che non è altro che latte, uova e zucchero.
Nell’altro piatto: tre sorbetti di pesca, albicocca e fragola, salame al cioccolato, crème brûlée, torta al limone.
Tutti i dolci erano veramente strepitosi! Una nota di merito particolare per i sorbetti e la zuppa inglese.
I nostri dolci sono stati accompagnati dal Bargnolino che si abbinava molto bene con i dolci al cioccolato del quale abbiamo anche chiesto il rabbocco del bicchiere.
Siamo veramente soddisfatti e felici. Pronti ad affrontare il viaggio di rientro. La giusta conclusione di una settimana cultural/gastronomica veramente piacevole.
Il conto totale è di 143 euro, scontato poi a 140 così suddiviso: due coperti 5 euro, un antipasto 10 euro, due degustazioni di sei primi 60 euro, due secondi 24 euro, due degustazioni di dolci 20 euro, vino 20 euro, acqua e caffè 4 euro.
Dopo aver pagato scambiamo ancora due parole con la signora Michela, veramente gradevole.
Questo posto è veramente speciale, dal cibo all’accoglienza, al servizio tutto funziona in modo perfetto. L’unico problema è abitare a 350 km di distanza!
Finalmente riusciamo ad andare alla scoperta di questo, per noi nuovo ristorante. Premetto che quando ho telefonato per la prenotazione, mi è stato molto gentilmente avvisato che ci saremo trovati in compagnia nella saletta ad un tavolo con una ventina di persone. Dico questo perchè ho trovato il gesto molto professionale.
Arriviamo in questo locale dall'aspetto molto caldo e confortevole, veniamo accolti da una signora gentilissima che ci accompagna al tavolo.
Ordiniamo da bere acqua e Sangiovese Superiore Le Viole in bottiglia 0.375 cl.
Decidiamo di buttarci sui primi, quindi una degustazione di otto primi in due.
Come antipasto ci viene offerto un assaggio di battuto di lesso con verdurine, e fagioli con cotiche, ottimi.
Incominciamo ad assaggiare un crostino in salsa di finocchio (molto delicato), una zuppetta di funghi misti (ottima), strozzapreti alle erbe con pancetta croccante (ottimi), farinata con pezzetti di salciccia con pancetta e scaglie di formaggio di fossa (eccezionale), lasagna ripiena di formaggio al tatufo e porcini (eccezionale), ravioli con patate e scaglie di formaggio di fossa(ottimi), i famosi basotti, piatto tipico,(ottimi) e per ultiumi passatelli asciutti con sambudelli (eccezionali).
Siamo abbastanza pieni, ma al solito non ci facciamo mancare i dolci.
Degustazione per me di sei dolci e degustazione di quattro dolci per la mia dolce metà. Veramente ottimi, li abbiamo trovati non stucchevoli come spesso vengono fatti, e molto semplici. Nel rispetto delle tradizioni. Finiamo con un caffè.
Questa trattoria-locanda entra sicuramente a fare parte della mia lista preferita, anche se dovremo ritornare per assaggiare anche i secondi.
Un giudizio eccellente, cucina semplice della tradizione e del territorio, in un ambiente ottimo, con uno squisito amore per il proprio lavoro e verso i clienti.
La migliore accoglienza che abbia mai ricevuto: con queste parole voglio ringraziare tutti componenti della famiglia Saragoni, sperando che leggano un giorno questa recensione, perché è davvero rara e preziosa la loro capacità di far sentire a casa propria dei perfetti estranei quali io ed il mio accompagnatore eravamo ieri, varcando la soglia della loro locanda. Le referenze c'erano tutte: questa trattoria, legata al relativo hotel, è stata premiata con tre gamberi dalla guida del GR, ha un punteggio di 14,5 sull'Espresso, due forchette Michelin e tante altre belle parole rintracciate online. Il tragitto da percorrere per raggiungerla, a San Piero in Bagno presso Bagno di Romagna, è semplice e stupendo: la E45 nel suo tratto appenninico, in questi giorni accecante di colori autunnali. Sono proprio i sapori di queste montagne, morbide e boscose, a caratterizzare la cucina della signora Giuliana e della sua famiglia, in questo crocevia fra Romagna, Toscana, Umbria e Marche nel quale convergono dunque gli influssi dell'una e dell'altra tradizione gastronomica. In un lavoro continuo di ricerca delle antiche ricette che va avanti dal '51, fra memoria storica e racconti orali, il menu proposto si compone di piatti che nulla hanno a che vedere con l'omologazione attuale né con la smania di stupire ad ogni costo: è un antico e sopito senso del gusto ad essere risvegliato da queste ricette.
E' domenica mattina: il silenzio assoluto della bella piazzetta con le botteghe chiuse si rompe all'ingresso della locanda: il locale è pieno nonostante siano solo le 12:40, ed il brusio di fondo riscalda l'ambiente. C'è un bell'atrio arredato con un po' di tutto, compresi comodi divanetti e tavolini per un aperitivo, il bancone cassa e bar, il padrone di casa ad accogliere gli avventori: veniamo fatti subito accomodare al tavolo assegnatoci nella stanza successiva. C'è aria di vissuto: fotografie con personaggi famosi passati di qui, tendine all'uncinetto a coprire le belle lampade arancioni, sobri decori naturalistici sulle pareti gialline, castagne e zucche sui tavoli accanto alle candele accese, sottopiatti di coccio bianchi e verdi; ogni dettaglio è semplice ma davvero di buon gusto.
In carta troviamo due menu degustazione ("tradizionale" ad 35 € e "sapori del parco" a 40 €), tante proposte alla carta, ma soprattutto dettagliate spiegazioni sulla filosofia del locale e sulla storia dei piatti forti della casa.
Anche la carta dei vini è interessante: sceglieremo, in accompagnamento ai due menu "sapori del parco", un ottimo Ronco dei Ciliegi 2003 Castelluccio, un sangiovese di Forlì, 13 gradi alcolici e grande bevibilità (a 20 euro). Il sommelier, anch'egli cordiale e preparatissimo, non ci ha fatto mancare le sue delucidazioni sul vino né la sua precisione nel rabboccare i bicchieri, nonostante avessimo la bottiglia a portata di mano.
Il "benvenuto di mamma Giuliana" apre le danze: panzanella con lesso, presentata sotto forma di tortino, accompagnata da un ottimo olio extravergine presente anche sul tavolo con sale, pepe e aceto. Freschissimo inizio, presentatoci con abbondanza di sorrisi, spiegazioni e aneddoti così come ogni altro piatto che abbiamo avuto il piacere di assaggiare.
Il pane è fatto in casa: bianco e sciapo, morbidissimo, più qualche cubetto di ottima focaccia al sale e rosmarino.
Le Polpette di nonna Diva: una pallina di carne succulenta, chiara e tenera, accompagnata da una patata schiacciata, un pomodoro al forno e della cicoria amara di grande sapore. E' uno dei piatti che hanno reso celebre il ristorante, ed a ragione: è una polpetta da applauso.
Una calda zuppa di castagne e fagioli borlotti prosegue la degustazione: è densa e marrone, dolce quanto basta per via delle castagne, stemperata brillantemente dai fagioli a comporre un'unica crema. Pezzi delle une e degli altri, morbidi e farinosi, aiutano a distinguere i due sapori. Ancora l'ottimo olio di cui sopra impreziosisce ulteriormente questo confortevole piatto di montagna.
In rapida successione ecco il famoso "Basotto": si tratta, ci spiegano, di tagliolini all'uovo fatti a mano e cotti in un brodo di carne molto ricco, poi versati in una teglia imburrata, coperti di brodo e gratinati in forno finché asciutti. Una bomba di calorie e di gusto: si percepiscono tutti gli aromi delle carni, del brodo, delle uova, del burro: un tuffo nei sapori veri.
Si toccano livelli altissimi sui successivi Passatelli asciutti con verza e salsiccia matta. Da leccarsi i baffi: i passatelli, gialli e teneri, sono mantecati con questa godereccia salsiccia fatta di interiora di maiale, un po' di verza a julienne ad ingentilire il tutto; c'è una aroma d'agrume in particolare che dà un tocco di sorpresa al palato tanto da rendere indimenticabile il piatto: forse nella salsiccia c'è l'arancio; chissà. E' però il piatto più buono fra tutti, da 10 e lode.
L'ultimo assaggio prima dei secondi è un cannellone di erbe di campo con funghi porcini: peccato per il ripieno forse troppo delicato o forse un po' sciapo, perché i funghi son buonissimi. O forse la bocca è ancora sapida di salsiccia da non sentire le tenui erbette? Il piatto meno interessante, o meno riuscito, ma è un peccatuccio veniale.
Il menu degustazione prevedeva di scegliere fra tre secondi: trippa, maiale e agnello.
Io ho scelto l'agnello in umido, accompagnato da cicoria e polenta. Forte e deciso il sapore della carne, morbidissima e intrisa del suo goloso sugo casereccio. La polenta è ottima, vellutata dentro e croccantina fuori; la cicoria poi, cotta nello stesso sugo dell'agnello, è eccezionale.
Il mio commensale ha invece preso lo spezzatino di maiale alle mele, anche questo morbido e meraviglioso, avvolto in una salsa dolce e aromatica di mele e latte, con salvia e qualche altro aroma ad arricchire sapori in perfetto equilibrio. Peccato che né io né lui siamo riusciti ad onorare la cucina finendo di mangiare tutto: l'abbondanza del pranzo e la consapevolezza di dover tornare subito a Perugia in macchina ci hanno impedito di gustarci appieno questi due ottimi secondi piatti.
A questo punto arriva la cuoca a salutare tutti i suoi ospiti: la signora Giuliana, col suo curioso cappello blu a righe bianche, gli occhialetti squadrati, il grembiule a strisce arcobaleno, gli zoccoli rosa e soprattutto un sorriso e una giovialità da innamorare. Sia lei che gli altri hanno dimostrato in ogni momento grande disponibilità e grande interesse, in modo umile e garbato, a sincerarsi che i piatti fossero di nostro gradimento.
La maratona termina con quattro assaggi di dolci della casa: Lattaiolo, Zuppa inglese, Castagnaccio e Caffè in forchetta. Il lattaiolo, spennellato di Alchermes, è forse il meno saporito ma sappiamo quanto sia semplice: latte e uova montati insieme, zucchero e miele, un pizzico di cannella. Il castagnaccio, un dolce che non amo particolarmente, è invece davvero buonissimo, sodo ma non sabbioso come spesso mi è capitato di trovare, con bei pinoli in mezzo e una buona salsa di caramello con la quale gustarlo. Il caffè in forchetta è una tazzina con dentro una sorta di "panna cotta" al caffè, molto buona e divertente. La zuppa inglese è invece, devo ammettere, la migliore che abbia mai mangiato: non si sente la mancanza del cioccolato in questa versione, poiché la crema è talmente buona, fluida e gialla da voler fare la scarpetta.
I due caffè sanciscono la fine di questo insolito viaggio gastronomico: 104 euro di conto scontati a 95 sono spesi più che volentieri. Dopo aver pagato ed intascato il biglietto da visita, la figlia della cuoca, perfetta ed amorevole padrona di casa per tutto il tempo, ci dice: "venite in cucina? andiamo a salutare la mamma!" Con piacere e quasi stupore la seguiamo volentieri: riceviamo l'ennesimo materno sorriso, una bella stretta di mano, l'augurio di fare buon rientro e un sincero grazie per essere venuti.
Il ringraziamento va invece a questa bella famiglia, per la passione nel fare il proprio lavoro e la sincerità della sua incredibile accoglienza.
"But I must explain to you how all this mistaken idea of denouncing pleasure and praising pain was born and I will give you a complete account of the system, and expound the actual teachings of the great explorer of the truth, the master-builder of human happiness. No one rejects, dislikes, or avoids pleasure itself, because it is pleasure, but because those who do not know how to pursue pleasure rationally encounter consequences that are extremely painful. Nor again is there anyone who loves or pursues or desires to obtain pain of itself, because it is pain, but because occasionally circumstances occur in which toil and pain can procure him some great pleasure. To take a trivial example, which of us ever undertakes laborious physical exercise, except to obtain some advantage from it? But who has any right to find fault with a man who chooses to enjoy a pleasure that has no annoying consequences, or one who avoids a pain that produces no resultant pleasure?"
"At vero eos et accusamus et iusto odio dignissimos ducimus qui blanditiis praesentium voluptatum deleniti atque corrupti quos dolores et quas molestias excepturi sint occaecati cupiditate non provident, similique sunt in culpa qui officia deserunt mollitia animi, id est laborum et dolorum fuga. Et harum quidem rerum facilis est et expedita distinctio. Nam libero tempore, cum soluta nobis est eligendi optio cumque nihil impedit quo minus id quod maxime placeat facere possimus, omnis voluptas assumenda est, omnis dolor repellendus. Temporibus autem quibusdam et aut officiis debitis aut rerum necessitatibus saepe eveniet ut et voluptates repudiandae sint et molestiae non recusandae. Itaque earum rerum hic tenetur a sapiente delectus, ut aut reiciendis voluptatibus maiores alias consequatur aut perferendis doloribus asperiores repellat."
"On the other hand, we denounce with righteous indignation and dislike men who are so beguiled and demoralized by the charms of pleasure of the moment, so blinded by desire, that they cannot foresee the pain and trouble that are bound to ensue; and equal blame belongs to those who fail in their duty through weakness of will, which is the same as saying through shrinking from toil and pain. These cases are perfectly simple and easy to distinguish. In a free hour, when our power of choice is untrammelled and when nothing prevents our being able to do what we like best, every pleasure is to be welcomed and every pain avoided. But in certain circumstances and owing to the claims of duty or the obligations of business it will frequently occur that pleasures have to be repudiated and annoyances accepted. The wise man therefore always holds in these matters to this principle of selection: he rejects pleasures to secure other greater pleasures, or else he endures pains to avoid worse pains."