Siamo in gita alla manifestazione legata ai vini passiti a Volta Mantovana.
Per cena, approfittando della vicinanza, decidiamo di andare alla Capra, un ristorante piuttosto rinomato che si trova nei pressi di Cavriana.
Il ristorante è ricavato da u...
Recensione di:
vivaista
Inviata il: 03/05/2006
Livello utente: Recensore
domenica, 19 marzo, 2006
Dopo una passeggiata a Peschiera del Garda ci siamo diretti verso Cavriana, sulla strada del ritorno a casa; perché volevamo andare a mangiare proprio in questo ristorante segnalato da diverse guide.
La Capra si trova poco fuori dal paese, vicino ad u...
Siamo in gita alla manifestazione legata ai vini passiti a Volta Mantovana.
Per cena, approfittando della vicinanza, decidiamo di andare alla Capra, un ristorante piuttosto rinomato che si trova nei pressi di Cavriana.
Il ristorante è ricavato da un'antica fornace così che da lontano si intravede il camino ormai in disuso.
Oltre al ristorante è stata aperta nel medesimo edificio una pizzeria che condivide con il primo i servizi igienici e probabilmente anche la cucina.
All'ingresso ci accoglie il gestore e ci accompagna al nostro tavolo che ci aspetta già corredato da stuzzichini: schiacciatina industriale con burro e pomodorini (triste, ho perfino riconosciuto la marca della schiacciatina).
Menu e carta dei vini elencati a voce e in modo troppo frettoloso, dai quali estrapoliamo un cabernet locale (Cabernet dei Colli az. Ridello, non troppo apprezzato).
Tra i cibi due tortini gratinati ai funghi, apprezzabili seppur un po’ troppo saporiti; ravioli alle patate e rucola conditi con burro fuso, apprezzabili, ma in difetto di sapore in modo da fare il giusto equilibrio con l'antipasto.
Maccheroncini al sugo d'anitra, saporiti, ma con un sugo che ha sollevato qualche dubbio e pasta industriale; da notare che nel piatto è stato rinvenuto qualche spaghetto frutto di una cottura precedente.
Un secondo in due, la "specialità" abbinata al Piatto del Buon Ricordo, petto di faraona farcito accompagnato da alcuni tipi di verdura, il piatto migliore della serata.
Rinuncio al dolce (preparate gli ombrelli) e passo al caffè e al conto.
Per due antipasti, due primi, un secondo con piatto abbinato, un caffè, due coperti acqua e vino 72 €.
Non discuto la cifra che per quanto mangiato ci può anche stare con i tempi che corrono, ma rispetto ai ricordi che avevo del posto e alla fama di cui gode, mi sarei aspettato qualcosa in più.
L'ambiente in sé meriterebbe qualcosa in più, anche in nome dell'originale ambientazione, ma in queste condizioni mi ha lasciato deluso.
Dopo una passeggiata a Peschiera del Garda ci siamo diretti verso Cavriana, sulla strada del ritorno a casa; perché volevamo andare a mangiare proprio in questo ristorante segnalato da diverse guide.
La Capra si trova poco fuori dal paese, vicino ad una bellissima pieve ed è ricavata da un antica fornace di fine 800.
Siamo arrivati prima delle 20, un po’ in anticipo rispetto l’orario di apertura e il proprietario gentilmente ci ha chiesto di ritornare dopo mezzora.
Al nostro ritorno abbiamo trovato una bellissima sala da pranzo con sei tavoli ben distanziati tra loro, tutti con una candela e un vaso di primule colorate. Sottopiatti e posate in argento.
Un grandissimo tappeto in stile orientale, copriva tutto il pavimento.
Ci è stato servito subito un cocktail di benvenuto analcolico a base di pompelmo rosa accompagnato da due gustosi crostini con della robiola e olive nere. Una curiosità: i flûte dell’aperitivo avevano il bordo contornato di zucchero e quindi, ad ogni sorso, il gusto un po’ amaro del pompelmo veniva addolcito.
Il signor Attilio, uno dei proprietari del locale, ci ha illustrato il menu, cosa che noi non apprezziamo molto perché non ci permette di riflettere molto sulle portate da scegliere.
Antipasti.
Come antipasti erano previsti alcuni piatti di salumi tipici della zona ed accompagnati con salse e marmellate particolari.
Dal momento che eravamo molto indecisi, ci hanno proposto un piatto che li comprendeva tutti: culatello con salsa di rabarbaro, bresaola con aceto balsamico, salsiccia mantovana e filetto con salsa di cipolle rosse e anice. Tutti i salumi erano molto buoni ma la salsiccia mantovana è stata quella che abbiamo preferito di più perché è stata quella che ha richiamato di più il gusto delle cose fatte in casa come una volta.
Per esaltare questo antipasto l’ideale sarebbe stato un pane bianco o del gnocco mentre ci siamo dovuti accontentare di alcune fette di pane da toast nemmeno scaldate.
Primi.
Abbiamo scelto i maccheroncini caserecci in salsa d’anatra che erano veramente buoni e serviti in porzioni abbondanti. Il ragù era saporito e non eccessivo, come spesso accade, rispetto alla pasta. Anche qui abbiamo ritrovato i sapori dei piatti della nostra nonna.
A voler essere pignoli possiamo dire che forse la pasta era un po’ troppo al dente.
Dolce.
Per concludere la nostra cena, abbiamo deciso di ordinare un bel tiramisù che non ha deluso le nostre aspettative. La crema era molto buona, forse la migliore che abbiamo fin qui mangiato, anche se, secondo noi, i biscotti andavano imbevuti leggermente di più. Probabilmente è da segnalare anche lo sbilanciamento del rapporto qualità/prezzo, 6,50 € sono veramente esagerati per dei dolci.
Vino.
Il signor Attilio ci ha consigliato un vino rosso e leggero tipico della zona del basso Garda veronese. La nostra scelta è stata quindi un Bardolino Le fontane del 2004.
Due coperti 6 €; due antipasti 14 €; due primi 14 €; due dolci 13 €; due caffè d’orzo 4 €; un'acqua minerale 2 €; vino 12 €: totale 65 €.
Una nota carina è che per la serata siamo stati gli unici clienti del locale e per questo ci siamo sentiti un po’ a casa anche se la nostra sala da pranzo non è sicuramente così bella e raffinata.
Il signor Attilio non ha esitato a chiacchierare con noi, lasciandoci però la nostra intimità. Sicuramente è un locale da consigliare per chi ama le cenette romantiche a lume di candela.
"But I must explain to you how all this mistaken idea of denouncing pleasure and praising pain was born and I will give you a complete account of the system, and expound the actual teachings of the great explorer of the truth, the master-builder of human happiness. No one rejects, dislikes, or avoids pleasure itself, because it is pleasure, but because those who do not know how to pursue pleasure rationally encounter consequences that are extremely painful. Nor again is there anyone who loves or pursues or desires to obtain pain of itself, because it is pain, but because occasionally circumstances occur in which toil and pain can procure him some great pleasure. To take a trivial example, which of us ever undertakes laborious physical exercise, except to obtain some advantage from it? But who has any right to find fault with a man who chooses to enjoy a pleasure that has no annoying consequences, or one who avoids a pain that produces no resultant pleasure?"
"At vero eos et accusamus et iusto odio dignissimos ducimus qui blanditiis praesentium voluptatum deleniti atque corrupti quos dolores et quas molestias excepturi sint occaecati cupiditate non provident, similique sunt in culpa qui officia deserunt mollitia animi, id est laborum et dolorum fuga. Et harum quidem rerum facilis est et expedita distinctio. Nam libero tempore, cum soluta nobis est eligendi optio cumque nihil impedit quo minus id quod maxime placeat facere possimus, omnis voluptas assumenda est, omnis dolor repellendus. Temporibus autem quibusdam et aut officiis debitis aut rerum necessitatibus saepe eveniet ut et voluptates repudiandae sint et molestiae non recusandae. Itaque earum rerum hic tenetur a sapiente delectus, ut aut reiciendis voluptatibus maiores alias consequatur aut perferendis doloribus asperiores repellat."
"On the other hand, we denounce with righteous indignation and dislike men who are so beguiled and demoralized by the charms of pleasure of the moment, so blinded by desire, that they cannot foresee the pain and trouble that are bound to ensue; and equal blame belongs to those who fail in their duty through weakness of will, which is the same as saying through shrinking from toil and pain. These cases are perfectly simple and easy to distinguish. In a free hour, when our power of choice is untrammelled and when nothing prevents our being able to do what we like best, every pleasure is to be welcomed and every pain avoided. But in certain circumstances and owing to the claims of duty or the obligations of business it will frequently occur that pleasures have to be repudiated and annoyances accepted. The wise man therefore always holds in these matters to this principle of selection: he rejects pleasures to secure other greater pleasures, or else he endures pains to avoid worse pains."