Tipico agriturismo nelle campagne milanesi dove passare un pranzo domenicale coi colleghi. E' sicuramente il tipico posto dove non andare, soprattutto la domenica a pranzo, per cene romantiche, ma si presta bene a comitive, festeggiamenti, ricorrenze...
Recensione di:
lions85
Inviata il: 26/03/2012
Livello utente: Buongustaio
giovedì, 3 dicembre, 2009
In una serata in cui avevamo voglia di mangiare cibi sani e tradizionali io e il mio solito compare di uscite culinarie abbiamo deciso di andare da Pippo a Cassignanica, ottimo ristorante alle porte di Milano in località Cassignanica di Rodano; il pos...
Recensione di:
venom76
Inviata il: 09/12/2009
Livello utente: Recensore
venerdì, 11 novembre, 2011
Agriturismo provato per una cena tra vecchi amici. L'impatto visivo è buono, si entra in questa vasta corte con un lato occupato dalla casa padronale, illuminata da luci soffuse. Anche l'interno non è male, sale piccole e riscaldate dal fuoco di un cam...
Recensione di:
ratataplam
Inviata il: 14/11/2011
Livello utente: Mangione VIP
sabato, 14 novembre, 2009
Persino molti milanesi ignorano che il capoluogo lombardo non è completamente circondato da fabbriche ed industrie, ma che anzi, lasciando la città in direzione est o sud bastano pochi chilometri per trovarsi in una zona esclusivamente agricola, dove ...
Tipico agriturismo nelle campagne milanesi dove passare un pranzo domenicale coi colleghi. E' sicuramente il tipico posto dove non andare, soprattutto la domenica a pranzo, per cene romantiche, ma si presta bene a comitive, festeggiamenti, ricorrenze e cose varie. L'ambiente rurale e la possibilità di andare a vedere gli animali è molto bello, e pensare di trovare un posto così a pochi passi dalla metropoli è certamente una cosa positiva.
Veniamo al locale. E' chiaramente una vecchia cascina e quindi anche gli interni e l'arredamento sono in stile. Noi siamo in 15 più tre bambini e abbiamo un tavolo prenotato in una grande sala dove ci sono altri due gruppi abbastanza numerosi. Comunque l'ambiente è rustico ma accogliente, mi piacerebbe provarlo anche alla sera magari con meno gente per notare le differenze.
Il pranzo era a menù fisso e le portate venivano messe in vassoi o alcune impiattate direttamente da camerieri che facevano il giro dei tavoli.
Per antipasto ci hanno portato salumi vari (normali, niente di esagerato), verdure grigliate (buone), dei formaggini freschi e poi delle verdure non meglio identificate.
Due primi a seguire, risotto alla trevisana, abbastanza buono ma forse con troppo formaggio e poco radicchio e con un po' dell'effetto "mensa" tipico dei risotti cucinati per tante persone. Il secondo primo, ravioli gratinati, l'ho saltato, ma chi l'ha provato l'ha giudicato molto positivamente.
Due secondi, faraona con patate e roastbeef. Il primo non era niente di entusiasmante, il classico pollo al forno secco come pochi, le patate nella media. Il roastbeef invece merita un plauso perchè era veramente leggero, saporito e gustoso. Ne avrò mangiato un vassoio intero. Successivamente per chi voleva si potevano avere dei formaggi, che non ho provato.
Di dolce si poteva scegliere tra torta cioccolato e pere, torta alla frutta e crostata di marmellata. Io ho scelto la cioccolato e pere, niente di speciale ma si lasciava mangiare. Poi caffè e ammazzacaffè per tutti.
Acqua microfiltrata sia frizzante che naturale e vino rosso della casa a volontà. E' stato portato anche un bianco frizzante per il pasto (mi sembra Pinot nero) e un calice di brut a testa per l'antipasto e un calice di moscato a testa per il dolce.
Il servizio dei camerieri è stato buono, con una tale abbondanza di persone non ci si può aspettare di più, e anche l'idea di disporre le pietanze in vassoi e di un servizio un po' self service e un po' più rustico, se supportato dalla bontà del cibo e dal costo inferiore può sicuramente essere un'idea valida.
Il problema è che in questo agriturismo per quel che riguarda la bontà del cibo si potrebbe fare qualcosa di più. Infatti lo considero sufficiente ma non molto di più. E secondo il prezzo pagato a testa alla fine, mi sembra esagerato, considerato che ci sono ristoranti in cui ordinando alla carta si può arrivare a spendere la stessa cifra. Penso che per un menù del genere 30 euro a testa sia il costo adeguato, soprattutto essendo 15 persone.
Infine un giudizio sulle quantità, che ho visto lasciavano perplessi altri mangioni. Devo dire che da questo punto di vista non so se è cambiato qualcosa, comunque non ci si può lamentare, le quantità sono sempre state più che sufficienti sia sul mangiare che sul bere (certo nelle altre recensioni si parla di grigliata mentre le nostre portate erano diverse).
Concludendo è un posto dove, come detto all'inizio, si può sicuramente passare per una giornata in compagnia, senza troppe pretese culinarie, e se si ha anche la voglia di passeggiare tra la campagna e gli animali (magari tra una portata e l'altra).
Agriturismo provato per una cena tra vecchi amici. L'impatto visivo è buono, si entra in questa vasta corte con un lato occupato dalla casa padronale, illuminata da luci soffuse. Anche l'interno non è male, sale piccole e riscaldate dal fuoco di un camino, quasi tutti tavoli rotondi, un bell'impatto...ma finisce qui.
Ci viene servito un antipasto (prosciutto crudo, salame nostrano, coppa e verdure fritte) con un Prosecco senza infamia e senza lode. Magari aggiungere una piccola selezione di formaggi a nostro avviso avrebbe aiutato.
Primi scelti: tortelli di magro al burro e risotto al radicchio. Visto che di tortelli ne eerano rimasti pochi (un assaggio), ci viene proposto un assaggio del terzo primo nel menu (tortelli di carne gratinati al forno). Tutto buono, senza acuti. Il risotto fin troppo abbondante e ne avanza un quarto abbontante.
I secondi: grigliata mista (un po' povera nella selezione di carni e nella loro quantità) con un piccolo contorno di normali patate al forno. Coda alla vaccinara, così "particolare" da non lasciarmi nessun ricordo. Vino: un rosso giovane di origine non identificata. Dolci: assaggio di crostata di mirtilli e torta pere&cioccolato, con pochissime pere. Vino da dessert: un Moscato semplice semplice. Caffè.
Costo 38,00 euro. Diciamo che ci sono 8,00 euro di troppo. Con una maggiore attenzione ai vini si poteva ottenere un giudizio migliore.
In una serata in cui avevamo voglia di mangiare cibi sani e tradizionali io e il mio solito compare di uscite culinarie abbiamo deciso di andare da Pippo a Cassignanica, ottimo ristorante alle porte di Milano in località Cassignanica di Rodano; il posto è stato testato varie volte sempre con la massima soddisfazione e anche questa volta non fa eccezione.
Dopo aver messo la macchina nell’ampio parcheggio siamo stati accolti, come al solito, con simpatia, cortesia e sistemati in un ampio tavolo nella sala all’ingresso; il locale si presenta molto bene con il camino acceso e gli antipasti già preparati sul tavolo.
Abbiamo iniziato con salumi vari (tutti molto buoni) e verdure grigliate (ottime anche loro).
Per primo ci è stato servito un risotto con radicchio e scamorza (molto delicato) e delle crespelle ai carciofi (molto delicate anche loro)
Come secondo ci è stata portata una grigliata mista cotta nel camino (buonissima) e un piatto di roast beef che si scioglieva in bocca, il tutto accompagnato dalla mia passione cioè le ottime patate al forno che da Pippo non mancano mai.
Dopo tutto questo ci sono stati portati i formaggi, la frutta e in ultimo i dolci che però abbiamo declinato in quanto veramente sazi.
La cena è stata accompagnata da un buon Dolcetto e conclusa con vari amari.
Che dire? E' un ristorante famigliare in cui ci si sente a proprio agio, si mangia bene e in abbondanza, si beve del buon vino e ci si sente a casa, il tutto con € 35,00 di spesa.
Persino molti milanesi ignorano che il capoluogo lombardo non è completamente circondato da fabbriche ed industrie, ma che anzi, lasciando la città in direzione est o sud bastano pochi chilometri per trovarsi in una zona esclusivamente agricola, dove soprattutto l’ allevamento, e quindi la produzione di latte, salumi e carni varie sono tra le più fiorenti d’Italia.
Basta quindi allontanarsi poco dall’ombra della Madonnina per trovarsi a percorrere stradine in mezzo ai campi che ricalcano i tracciati delle vecchie servitù di passaggio dei poderi, strette e piene di curve secche a novanta gradi in quanto dovevano seguire fedelmente i confini degli appezzamenti di terra, contornate da ripidi fossi di irrigazione sempre pronti ad accogliere le vetture degli automobilisti meno precisi nell’impostazione delle traiettorie di guida.
Queste stradine, che paiono spesso attraversare senza una vera meta le verdi distese dei campi, di tanto in tanto raggiungono frazioncine di paesi nate intorno agli antichi cascinali agricoli. E’ questo il caso di Cassignanica, la frazione di Rodano dove si trova l’Agriturismo di Pippo, meta della nostra sortita del sabato sera.
Partiti quindi nella buia e piovigginosa notte lombarda sotto la preziosa guida del navigatore satellitare, giungiamo dopo aver percorso pochi chilometri in quello che ci appare come un paesino composto da quattro case ed una chiesa. Qui non possiamo non scorgere, nemmeno al buio, l’enorme freccia che ci indica l’ingresso del locale.
Entriamo quindi con l’auto nel portone ad arco ricavato nel muro di cinta di questo complesso del dodicesimo secolo che è stato prima convento, poi residenza nobiliare, poi orfanotrofio ed oggi è la meta di folti gruppi di cittadini vogliosi di sapori di campagna.
Anche con la scarsa illuminazione notturna si nota che il posto è molto bello, oltre che vastissimo. In particolare sulla destra entrando si trova quella che una volta doveva essere la casa padronale, e prima ancora probabilmente il convento vero e proprio, una bella costruzione con tanto di portico con colonne neodoriche cui si accede dopo aver salito alcuni gradini larghi e bassi: una specie di piccola Tara lombarda!
Tutto intorno, invece, sulla sinistra e di fronte alla magione principale, i classici edifici delle aziende agricole, dalle stalle ai granai, mentre il lato destro è parzialmente aperto verso i campi. L’ampia corte costituisce un parcheggio di dimensioni veramente enormi, perfettamente in grado di accogliere le vetture dei pur numerosi clienti.
L’effetto complessivo è veramente spettacolare.
Entriamo nel ristorante e ci troviamo nel grande ingresso dell’antica casa nobiliare. Le stanze, relativamente piccole, sono arredate con mobili in legno, piatti di ceramica alle pareti ed altri elementi atti a creare un'atmosfera campagnola. Spiccano tra gli altri i grossi lampadari in vetro di stile vagamente murrino che, diversi tra loro ma tutti ugualmente pretenziosi e belli nel loro genere, garantiscono l’illuminazione delle sale da pranzo. L’impressione di trovarsi in una piccola "Via col vento" cisalpina cresce ancora.
Questa impressione scema una volta giunti di sopra dove si trova il nostro tavolo, approntato in una delle due stanze che occupano tutto il piano, molto più grandi di quelle da basso ed adatte ad ospitare banchetti con numerosi convitati. L’arredamento qui è molto più modesto di quello del piano terra: qualche tavolo, una credenza, un alto soffitto spiovente in legno, tre pareti bianche ed una in mattoni antichi a vista. Siamo finiti nell’ala "povera" della casa nobiliare: in queste stanze probabilmente destinate a camerate degli orfani, forse aveva alloggiato qualche "Mamy” nostrana.
Troviamo ad attenderci un tavolo rotondo che potrebbe accogliere comodamente anche dieci persone, addirittura sproporzionato per noi due misere coppiette, apparecchiato con una certa semplicità, dove sono già presenti una brocca di acqua gassata microfiltrata, una caraffa di acqua naturale, una bottiglia di vino rosso non meglio identificato e non degno di menzione, un fragrante panino casereccio per ciascuno ed un piatto di portata rotondo piuttosto grande contente alcuni antipasti, vale a dire salame, coppa, alcune verdure grigliate ed un pezzettino di una formaggella fresca aromatizzata alle erbe.
Ci sediamo ed iniziamo a stuzzicare, mentre intorno a noi due o tre camerieri girano senza tregua tra i tavoli delle due sale, completamente piene, riuscendo comunque a dare retta un po’ a tutti.
L’antipasto in tavola, oltre ad essere un po’ risicatino per quantità, non è proprio niente di speciale. Molto meglio il prosciutto di Parma che ci viene servito subito dopo, molto buono, dolce, morbido e soprattutto sufficiente per tutti.
Con un ritmo più che accettabile ci vengono portati i primi piatti: un risotto con la trevigiana e la scamorza affumicata, decisamente buono ed abbondante, molto saporito, con una bella "onda" e sorprendentemente ben cotto, vista la preparazione massiva, seguito da alcuni ravioli gratinati che oltre a essere completamente freddi, sono avvolti in un indigesto pastone di panna rappresa e non sanno proprio di niente. Per nostra fortuna sono scarsissimi.
A questo punto il ristorante mostra di essere sensibile non solo verso gli stomaci dei suoi clienti ma anche verso il loro spirito. La grigliata di carni che ci viene servita, infatti, ci permette di condividere, in contemporanea o quasi con il congresso della Fao a Roma, il triste destino delle popolazioni afflitte dalla fame nel mondo. Ci toccano infatti a testa un pezzo di costina di maiale di circa tre centimetri, tutto osso e niente ciccia, un poligono quasi regolare di circa tre centimetri per lato di lonza ai ferri e tre tocchi di patate al forno. Riflettiamo sul fatto che in angoli remoti della Terra qualcuno un piatto così nemmeno se lo sogna e ringraziamo in cuor nostro l’ignoto Pippo che ci ha permesso di essere più buoni, anche se a onor del vero avremmo di gran lunga preferito che ad essere più buone, e magari anche abbondanti, fossero state le nostre porzioni.
Completa il secondo un piatto di roastbeef all’inglese senza infamia e senza lode.
Al tavolo ci viene quindi portato un piatto di frutta, con un misto di prodotti esotici e locali, di qualità molto più consona ad un supermercato che ad un’azienda agricola, che non comprende nemmeno un assaggio per ciascuno dei cinque o sei tipi di frutta da cui è composta.
Contemporanemente da un piatto di formaggi assortiti una gentile cameriera ci offre un assaggio dei prodotti caseari fatti da loro con il loro latte: una caciotta, un taleggio ed un primo sale. Evidentemente, malgrado l’ultimo tipo di formaggio, l’azienda produce il latte ma non il sale, in quanto tutti e tre gli assaggi sono assolutamente insipidi. Molto migliore il Grana biologico che però non è di produzione aziendale.
Terminiamo, "dulcis in fundo" in tutti i sensi, con un'ottima crostata di marmellata di lamponi: pasta frolla preparata a regola d’arte, bella morbida e burrosa, ed una marmellata di lamponi veramente squisita costituiscono un ottimo colpo di coda di una cena per il resto tutt’altro che entusiasmante.
Il costo totale di 35 € cadauno, pur non essendo elevatissimo in assoluto, è comunque troppo per una "fabbrica del mangiare", dove si servono numerosi piatti quasi tutti mediamente di poco valore per qualità ed alcuni anche veramente deludenti per quantità.
Per finire quindi un ambiente molto bello all’esterno ed al piano terra, decisamente molto meno al piano superiore, con un servizio ben organizzato ma molto freddo ed una cucina che non rende per niente gli ottimi sapori dell’autentica cucina tradizionale lombarda. Arrivando mi aveva sorpreso la dissonanza tra un luogo dalla storia così importante ed un nome così banale: purtroppo “nomen omen” è il secondo a rispecchiare l’ effettivo valore del ristorante. Non credo proprio che tornerò.
"But I must explain to you how all this mistaken idea of denouncing pleasure and praising pain was born and I will give you a complete account of the system, and expound the actual teachings of the great explorer of the truth, the master-builder of human happiness. No one rejects, dislikes, or avoids pleasure itself, because it is pleasure, but because those who do not know how to pursue pleasure rationally encounter consequences that are extremely painful. Nor again is there anyone who loves or pursues or desires to obtain pain of itself, because it is pain, but because occasionally circumstances occur in which toil and pain can procure him some great pleasure. To take a trivial example, which of us ever undertakes laborious physical exercise, except to obtain some advantage from it? But who has any right to find fault with a man who chooses to enjoy a pleasure that has no annoying consequences, or one who avoids a pain that produces no resultant pleasure?"
"At vero eos et accusamus et iusto odio dignissimos ducimus qui blanditiis praesentium voluptatum deleniti atque corrupti quos dolores et quas molestias excepturi sint occaecati cupiditate non provident, similique sunt in culpa qui officia deserunt mollitia animi, id est laborum et dolorum fuga. Et harum quidem rerum facilis est et expedita distinctio. Nam libero tempore, cum soluta nobis est eligendi optio cumque nihil impedit quo minus id quod maxime placeat facere possimus, omnis voluptas assumenda est, omnis dolor repellendus. Temporibus autem quibusdam et aut officiis debitis aut rerum necessitatibus saepe eveniet ut et voluptates repudiandae sint et molestiae non recusandae. Itaque earum rerum hic tenetur a sapiente delectus, ut aut reiciendis voluptatibus maiores alias consequatur aut perferendis doloribus asperiores repellat."
"On the other hand, we denounce with righteous indignation and dislike men who are so beguiled and demoralized by the charms of pleasure of the moment, so blinded by desire, that they cannot foresee the pain and trouble that are bound to ensue; and equal blame belongs to those who fail in their duty through weakness of will, which is the same as saying through shrinking from toil and pain. These cases are perfectly simple and easy to distinguish. In a free hour, when our power of choice is untrammelled and when nothing prevents our being able to do what we like best, every pleasure is to be welcomed and every pain avoided. But in certain circumstances and owing to the claims of duty or the obligations of business it will frequently occur that pleasures have to be repudiated and annoyances accepted. The wise man therefore always holds in these matters to this principle of selection: he rejects pleasures to secure other greater pleasures, or else he endures pains to avoid worse pains."