Una chicca di Chateauneuf-Du-Pape

Magazine / Vini e bevande

15/10/2013

Dire Chateauneuf-Du-Pape è richiamare alla mente uno dei mostri sacri dell’enologia, uno di quei nomi pari a Champagne e a Bordeaux e che contribuiscono a dare alla Francia quella riconoscibilità e quel valore assoluto che ancora oggi la vede in vetta alle classifiche mondiali. E pur di fronte a vini così conosciuti e nominati può capitare di fare delle scoperte che forniscono l’occasione di parlarne ancora una volta di uno di queste eccellenze, lo Chateauneuf-Du-Pape per l’appunto.

L’occasione è stato un laboratorio del gusto alla recente edizione di Cheese che si è tenuta a Bra a fine settembre dove i formaggi francesi presidi Slow Food erano abbinati a una serie di vini di Chateauneuf-Du-Pape. Il Rodano meridionale dove vengono prodotti i vini di Chateauneuf-Du-Pape ha un clima mediterraneo con inverni miti ed estati calde. L’influenza di clima e terreno conferisce ai vini di questa zona caratteristiche di particolare opulenza, struttura e complessità aromatica.

Il Granache è il vitigno principe di questi vini ai quali dona aromi speziati e fruttati, con bassa acidità e buon tenore alcolico. Ma questa AOC (risale al 1936) ha 13 vitigni autorizzati, una varietà che rende questi vini così diversi l’uno dall’altro. Gli altri vitigni a bacca nera del territorio sono Syrah, Morvedre, Muscadin, Vaccarese, Terret, Counoise e Cinsault. Tra i vitigni a bacca bianca il più importante è il Grenache Blanc, che dà vini rotondi, di corpo e con bassa acidità, gli altri vitigni sono Clairette, Bourboulenc, Picpoul, Roussanne e Picardan.

La piacevole scoperta della degustazione è stata la cuvèe di un piccolo domaine, Domaine du Banneret, e del suo Rouge 2009. Piccola proprietà familiare di tre ettari, du Banneret produce esclusivamente vino rosso, produzione concentrata su vitigni a bacca nera, Grenache, Syrah, Morvedre, ottenuta oltretutto da viti di età più che trentennale e alcune anche di 60/70 anni. Vigne vecchie che danno una resa scarsa in termini quantitativi, ma regalano al vino, già nella versione 2009 degustata, una grande aromaticità di prugnolo, di tabacco, di confettura. Aromi che sarebbero tipici dell’evoluzione, ma che in questo caso sono già presenti in un vino “giovane” e testimoniano come potrà evolversi negli anni.

La vinificazione naturale del vino (dopo la raccolta manuale, l'uva viene sottoposta ad una fermentazione naturale e a nessuna filtrazione meccanica) gli dona infatti un'ottima potenzialità di invecchiamento che può superare i 25 anni. Quello degustato a Cheese è un vino di grande struttura che si accompagnava perfettamente  al Salers Tradition (100% latte di vacca Salers, che ha la particolarità di lasciarsi mungere solo in presenza del suo vitellino), ma che sarebbe stato un matrimonio d’amore anche con carni rosse e selvaggine. Fortunato chi riesce ad accaparrarsi una delle sole 10mila bottiglie prodotte ogni anno dal Domaine du Banneret. Indirizzo da segnarsi per la prossima gita in Provenza.

Laura Bullio
Nuove recensioni

Taverna del Pittore

Arona (NO)

09/01/2019 / fermagpao

El Hornero

Milano (MI)

11/01/2019 / Grandekai

Al Cantinon

Comacchio (FE)

05/01/2019 / BOVE50

Sol y Mar

Riccione (RN)

08/12/2018 / donAttilio