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Cronache dallo Stivale

Superstizioni a tavola
Perché non si è mai troppo accorti…
Stefania Bozzo

Saranno stati i lunghi e corvini capelli alla Mortisia Adams della mia vicina di tavola oppure la veste nera della signora di fronte a me che faceva pan- dan con la cravatta del giovane marito. Non so esattamente quali erano le motivazioni della mia ostile visione del contesto in cui mi trovavo ma le sensazioni, all’inizio di quella cena, non erano delle più fauste.

Comincio a contare i commensali. Tredici. Passiamo vestiario e pettinature inquietanti ma non si può cenare in una tavola da tredici persone! È deleterio. Ricorda l’ultima cena di Gesù Cristo. Non che io sia superstiziosa. Per carità. Diciamo che sono prudente. “L’accortezza nei confronti della sfortuna non è mai troppa” mi ha insegnato la mia adorata nonna casertana quando mi cedette il suo prezioso e pesante cornetto rosso.

Scruto uno per uno i miei compagni di pasto cercando l’intruso. Colui che avrebbe potuto evitare di deliziarci con la sua presenza evitando questo numero così sfigato. L’ho trovato. E’ ritirato solo soletto ammutolito a capo tavola. Ma non credo batta ritirata; è appena arrivato l’antipasto più abbondante della storia degli antipasti!

Mentre mangio mi ricordo che oggi è il 17 di gennaio, per fortuna venerdì è passato da due giorni. All’origine di tale popolare correlazione con una giornata nera c’è un anagramma; scomponendo il numero romano 17 infatti si può leggere VIXI, in latino “vissi”. E non è bello.

All’improvviso alle mie spalle il rimbombo di una caduta. Il giovane marito di nero incravattato accenna un sorriso di godimento. È successo il peggio. Trovo il coraggio di girarmi. La scena è apocalittica: il sale, l’olio ed il pepe sono distesi sul pavimento. Con loro anche Mortisia Adams che è diventata un tutt’uno con le piastrelle di granito nuove di zecca. In ordine. Corre a recuperare la saliera integra situata dall’altra parte del tavolo, prendo un pizzico di sale e lo lancia dietro la mia spalla sinistra, ne prendo dell’altro e lo verso sopra l’olio riverso per terra. Rovesciare il sale porta sfortuna, spargere l’olio è un cattivo presagio, far cadere il pepe ti fa litigare con il tuo più caro amico.

A questo punto prendo in mano la situazione. Urto la bottiglia di vino rosso che prevedibilmente cade sopra la tavola, intingo il dito sul vino caduto sulla tovaglia e me lo passo dietro le orecchie… quando troppo è troppo!



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