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Meteorismi, ovvero: come cambia il vento in cucina

L’happy hour e le sue regole
Pochi preziosi suggerimenti per non sfigurare all’aperitivo milanese
Marco "Fante" Cerini

Credo sia diventato superfluo spiegare che cosa sia esattamente un happy hour, anche a chi non ha la fortuna di vivere a Milano . Quelle che invece molti ignorano sono le regole per parteciparvi senza essere identificati subito come uno capitato lì per caso. Personalmente preferisco farmi cavare tre denti senza anestesia che buttarmi in un locale trendy milanese, ma desidero ugualmente darvi alcuni preziosi suggerimenti. Perché sia ben chiaro che io so. L’avete mai letto sui cavalcavia delle autostrade? Fante sa! Non l’ho scritto io. È stata la mia mamma.

Prima regola fondamentale. All’happy hour non si va in macchina perché altrimenti tocca parcheggiare a mezz’ora di cammino, non ci si va in bicicletta perché è troppo di sinistra e neanche coi mezzi pubblici perché fa troppo extra comunitario. Il vero milanese trendy si sposta solo in scooter. Anzi, in scooterone per la precisione. Che è semplicemente una versione inutilmente più costosa del cinquantino.

L’abbigliamento deve essere rigorosamente da ufficio formale. E’ fondamentale dare l’impressione di avere lavorato fino a cinque minuti prima, perché a Milano bisogna essere apparentemente costantemente operosi. Cosa in realtà falsissima perché nessuno che abbia davvero lavorato ha voglia di buttarsi in mezzo a una folla urlante, mangiare pasta fredda e venire martellato da una musica improponibile. Ma l’atteggiamento deve essere quello del lavoratore dinamico e intraprendente. C’è persino chi è riuscito a diventare premier con questa farsa.

Ricordate sempre di fare e ricevere almeno un paio di telefonate di lavoro. Anche se è la nonna Gina a chiamarvi perché ha bisogno del kukident, simulate un contatto o con un cliente o con il capo ufficio. Dire “sto seguendo un cliente difficile” fa un sacco figo. Prima di Grisham lo potevano dire solo i venditori di pantofole, adesso fa molto Wall Street.

Per mostrare di essere aggiornati, usate un sacco di termini inglesi. Altrimenti fate la figura dei provinciali e rimorchiate poco. Io, che sono un amante della Settimana Enigmistica al cesso, mi vantavo sempre di avere appena terminato le cross-world durante lo shitting. Non immaginate quante ne ho deflorate.

All’happy hour fa tendenza bere qualcosa di “sbagliato”. Non nel senso che ordinate un caffè ma volevate un chinotto. Nel senso che si sceglie un cocktail, lo si definisce “sbagliato” e questo legittima il barman, a buttare dentro quello che gli gira invece di seguire la vostra comanda. Il perché questo faccia molto figo è un mistero equiparabile all’attrazione sessuale della figlia del dottore per le tre civette.

Un ultimo suggerimento. Ridete fragorosamente. È importante dare l’impressione che il vostro gruppo si stia divertendo più degli altri. Quindi lanciate sonore risate dopo ogni frase. C’è gente che si ribalta sul le tartine ululando come un tacchino sodomizzato al primo cenno di saluto.

Insomma se volete a tutti i costi andare ad un happy hour, tentate almeno di essere “in”. Verrei volentieri anch’io, ma ho un appuntamento col mio dentista.


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