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C’è sale e sale…
…per esempio, quello cristallino rosa dell’Himalaya. Ma chi è questo Federico?...
Stefania Bozzo

Salsomaggiore Terme, Trattoria l’Oca Bianca.

Arriva fumante su una mattonella granulosa. Un profumatissimo e speziato filetto adagiato sopra una piastra di sale di colore rosa pallido. È la prima volta che mi capita. Quasi non aspettasse altro che quel momento con finta casualità arriva lo chef; non poteva rimanere nell’ombra. Passando di fianco al mio tavolo imbandito mi guarda come chi ha tanto da raccontare. La tentazione di addentare il filetto fregandomene altamente delle spiegazioni è fortissima. Superando faticosamente i miei istinti primordiali riesco ad alzare lo sguardo. Non faccio in tempo a formulare una domanda intelligente che a fiume lui comincia inorgoglito a raccontare. Ho capito. La “mattonella” granulosa e rosea è Sale Rosa dell’Himalaya, il sale cristallino più puro al mondo. Un sale, così mi spiega, cristallizzato nel sottosuolo al riparo da influenze esterne, estratto tutt’oggi rigorosamente a mano, privo di additivi e di sostanze inquinanti (che invece impoveriscono il sale marino). Oltre che utilizzato come un normale sale da cucina è usato come piastra per “finire” la cottura della carne e del pesce.

Dieci minuti di spiegazione, ed il mio sguardo si fa sempre più cupo. Il pensiero comincia ad essere martellante. Ho fame e il filetto si fredda. Una notizia riesce a distogliermi da questo pensiero ahimè costante. La ditta lombarda che distribuisce e promuove questo pregiatissimo sale si chiama “I Love You Federico”. Da quel momento in poi, filetto a parte, inizia ossessivo il pensiero “Perchè diavolo si chiama così”? Chiedo pareri, consulto forum, leggo attentamente ogni singola frase del sito dell’azienda. Una collega mi dice che secondo lei è tutto un discorso di colore… Rosa… Amore… I Love You. Non mi convince. Un’altra mi chiede dopo l’ennesimo consulto se ho bisogno di un po’ di vacanza. Questo mi convince di più. Ma oramai la mia decisione è irremovibile. Contatto direttamente l’azienda e le vacanze possono aspettare.

Faccio i miei più sinceri complimenti telefonici al proprietario per il suo prodotto sicuramente innovativo e salutista, e finalmente arriva il momento che tanto avevamo atteso io e tutte le persone che ho frequentato in questi ultimi giorni. Premetto che i nomi non sono il mio forte. E che tutti possono sbagliare. E che le cose importanti della vita sono altre. E potrei continuare con una lunga sfilza di frasi fatte ma… lo ammetto. Voglio giustificare l’ingiustificabile. “Come mai l’avete chiamata I Love You Francesco?” Ebbene sì! Questo è quello che ho chiesto. Questo è il nome che è uscito liscio dalle mie labbra. Ed imperterrito arriva il silenzio. L’imbarazzante vuoto viene riempito con un “Ferma!... Francesco è mio nonno paterno… Io sono Federico e spiegartelo sarebbe troppo lungo…” A quel punto l’ossessiva curiosità e l’invadenza tipica del mestiere si trasformano in una magra e taciturna consolazione… Meno male che c’era il nonno!!


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