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Botta e risposta
Intervista a Luca Zaia Il ministro per le Politiche Agricole racconta a ilmangione.it i suoi piatti preferiti. E traccia un bilancio dei primi due mesi di governo Gian Omar Bison
C’era una domanda che avremmo voluto fare a Luca Zaia fin dal giorno della sua nomina a ministro per le Politiche Agricole. Quali sono i ristoranti a cui è particolarmente legato? Sapevamo che difficilmente avrebbe risposto, i politici non amano fare pubblicità agli uni per non scontentare gli altri; ci abbiamo ugualmente provato, senza successo. Le voci circolano e su queste stesse pagine ne abbiamo indicato alcuni tra i preferiti, naturalmente nella Marca trevigiana in cui è nato e da cui è iniziata la sua brillante carriera nella Lega Nord.
Ad ogni modo, ristoranti esclusi, l’uomo che governerà per i prossimi anni l’enogastronomia italiana ha accettato di rispondere a tutte le altre domande che gli abbiamo proposto, alla vigilia di una scadenza – i proverbiali cento giorni non sono poi così distanti – da cui il governo dovrà trarre un primo bilancio dell’attività. E il compito di Zaia è stato particolarmente difficile, perché si è trovato a gestire un settore nell’occhio del ciclone e a dover prendere anche decisioni scomode ma necessarie (leggasi Brunello).
Non potevamo però trascurare, fin dall’inizio, qualche curiosità sui gusti del ministro a tavola. E le risposte sono in linea con le aspettative.
Ministro Zaia, qual è il suo piatto preferito e come deve essere preparato per soddisfarla?
Prediligo i sapori semplici. Mi piacciono i piatti cucinati in casa, che appartengono da sempre alla mia vita. Adoro per esempio gli gnocchi di patate, soprattutto quelli fatti con le patate bianche nostrane che sono buonissime. Conditi con un sugo al pomodoro, non troppo carico, perché non deve coprire il sapore degli gnocchi. Quando ero ragazzo, e mia madre li faceva, era una festa che adesso si ripete ogni volta che li cucina mia moglie.
Poi sono un'amante della carne alla griglia, soprattutto delle bistecche di manzo.
Esiste una pietanza che proprio non riesce a tollerare?
Non mi piace tutto quello che è pasticciato. Non sopporto i piatti dove i sapori si confondono e non si capisce come siano elaborati.
Da uomo del nord che cosa invidia al settore agroalimentare del centro sud?
L'invidia è un sentimento che non mi appartiene. Ogni territorio ha le sue specificità e i suoi sapori. Noi abbiamo il radicchio trevigiano, in Sicilia hanno le arance. Sarebbe impensabile desiderare o immaginare il contrario. Visto che i prodotti dei nostri territori e i piatti che si cucinano sono tutti diversi, è importante valorizzarli e assaggiarli tutti e rimarcare la loro territorialità. Agroalimentare e gastronomia sono un traino per la conoscenza e la promozione delle nostre Regioni. Siamo un paese d'eccellenze. Sono opportunità da cogliere, da vivere e da potenziare.
Il bilancio dei suoi primi sessanta giorni?
Da quando mi sono insediato ho avuto un'emergenza la giorno. La mozzarella di bufala campana, il Brunello di Montalcino, l'impennata dei prezzi alimentari, il caro gasolio che affligge la pesca, lo sciopero dei prosciutti. A volte mi chiedo se sono al pronto soccorso dell'agricoltura italiana o al vertice di un ministero. Una cosa però è certa: l'agricoltura è una priorità e finalmente è stata riportata al centro dell'azione di governo. Non mi stancherò mai di lavorare e di crederci. È vero, i problemi sono molti e cercheremo di risolverli partendo proprio dall'ascoltare la voce di chi ogni giorno mette impegno, lavoro e fatica. Vogliamo rafforzare sempre più le risposte di sicurezza alimentare che ci chiedono i consumatori. C'è poi il rapporto con l'Unione Europea. Fino adesso è stata portata avanti una politica sbagliata. Ci sono alcune cose da fare subito. Entro fine anno bisogna concludere il check sullo "stato di salute" della politica agricola comune. Sarà un lavoro da fare assieme a tutti gli stake holders del settore. Dobbiamo capire cosa ha funzionato e cosa no.
La accusano di essere presenzialista. Calcolo elettorale o vicinanza necessaria al settore?
Non sono un presenzialista, sono un ministro che ascolta la voce della sua gente. Non si può parlare di agricoltura, di pesca e di agroalimentare senza vivere e senza conoscere questi settori. Non si può decidere partendo solo dai pezzi di carta. La burocrazia è nemica dell'agricoltura. Noi cercheremo di portare avanti la nostra filosofia amministrativa che è quella del fare. Porteremo avanti battaglie per la tutela e il riconoscimento dei prodotti tipici: olio, vino, ortofrutta cercando di tutelare i prodotti in difficoltà come il pane. E lo facciamo insieme alla nostra gente, non nei salotti e neppure negli uffici blindati. Io ho sempre la porta aperta, rispondo al telefono e, compatibilmente agli impegni di lavoro, cerco di essere presente. Sin dal primo giorno ho detto che voglio sporcarmi le scarpe di terra. Chi ci mette il lavoro, l'impegno, la sua faccia, conosce bene il settore e ha sicuramente tante cose da dirmi. Dobbiamo riportare la produzione al centro. Io ci sono. Non per farmi vedere ma per ascoltare.
L'Italia parte sempre da una posizione di eccellenza nel settore agroalimentare. Dov'è che dobbiamo migliorare?
Ci sono normative che devono essere rispettate. Se riusciamo a far capire ai consumatori che i marchi di tutela significano sicurezza alimentare e se riusciamo a garantirli alla produzione, diventeremo imbattibili sul mercato perché i nostri prodotti sono i migliori del mondo. Gli agricoltori dicono di non riuscire a sbarcare il lunario perché guadagnano poco, i consumatori hanno problemi a far quadrare il bilancio famigliare perché spendono troppo per mangiare. C'è un “delta” che si perde nelle filiere che sono troppo lunghe, nella distribuzione, nella mancanza di difesa del prodotto di qualità, nel dumping. Come fa la Cina, che vende sottocosto a scapito della sicurezza alimentare. Una volta disintegrato il mercato locale diventano monopolisti. Noi vogliamo fare emergere i territori, valorizzare le produzioni locali.
Come riuscire a contenere e a contrastare gli scandali e le sofisticazioni?
Chi commette sofisticazioni è un delinquente. E va trattato alla stregua degli spacciatori di droga. Sto pensando ad un disegno di legge. Gli agricoltori chiedono le stesse cose dei consumatori, ovvero di essere difesi da chi mette a repentaglio la loro salute. Ci saranno provvedimenti che vanno incontro alle esigenze dei consumatori e degli agricoltori. Il danno che deriva al nostro Paese da azioni disoneste è enorme sia in termini di immagine che in termini di redditi. Contro la pirateria alimentare deve intervenire la Ue. Noi vogliamo e applichiamo etichette chiare, utilizziamo disciplinari di produzione onesti e limpidi, ma dobbiamo pretendere che anche gli altri Paesi facciano altrettanto. Non è protezionismo dei nostri mercati, è limpidezza e tutela dei consumatori.
Come sarà il futuro dell'agroalimentare? Saremo il Paese delle qualità, delle quantità, del giusto compromesso?
Saremo sempre il Paese della qualità, delle imprese e dei prodotti dei territori. È importante mettersi in testa che l'agricoltura non significa più soltanto produzione ma anche e soprattutto protezione della nostra sicurezza alimentare, salvaguardia delle nostre tradizioni e delle identità. Senza le opportune contromisure altrimenti la globalizzazione finirebbe per sommergerci. Il mio compito sarà dare risposte agli agricoltori. Intendo battermi per la tutela dei nostri prodotti tipici e per rendere concrete le opportunità offerte. Non esiste il giusto compromesso. L'agricoltura è valore strategico e identitario per ogni popolo. Senza l'agricoltura non c'è storia. Il mio compito sarà dare risposte agli agricoltori. Intendo battermi per la tutela dei nostri prodotti tipici e per rendere concrete le opportunità. Nell'interesse delle imprese e dei consumatori.
Mozzarelle di bufala e Brunello: dove abbiamo sbagliato?
Noi non abbiamo sbagliato di certo. Ci siamo trovati ad affrontare una situazione che, prima che arrivassimo al Governo, era stata gestita con eccessiva lentezza e, forse, con qualche trascuratezza. Noi non abbiamo perso un solo giorno. Adesso la situazione del Brunello è risolta, quella delle mozzarelle di bufala anche. Il rischio era quello che venisse rovinata l'immagine del Made in Italy all'estero e che tirasse giù anche gli altri prodotti. Abbiamo lavorato per salvare il comparto.
Però sia ben chiaro che, sulle sofisticazioni e sul non rispetto dei disciplinari di produzione, chi sbaglia deve pagare e chi è onesto non deve subire le conseguenze di chi usa metodi truffaldini. Bisogna partire da subito facendo chiarezza nella normativa. Se è tutto chiaro, dalle etichette ai disciplinari, se i controlli sono assicurati e certificati, allora sì che si aprono le frontiere ai nostri prodotti agroalimentari.
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